Grandi predatori
Lupi in Ticino, “la situazione sta rapidamente peggiorando"
Redazione
17.04.2023 12:45

Foto: © Shutterstock
L’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori lancia un nuovo allarme sulla questione lupo. “Si sta progressivamente trasformando il territorio alpino in una zona ad accesso limitato per gli esseri umani”.
In Ticino le notizie di avvistamenti diurni e di predazioni
di selvatici in prossimità o all'interno degli abitati fanno sempre meno scalpore.
Un trend, questo, che preoccupa l’Associazione per la protezione del territorio
dai grandi predatori (APTdaiGP), secondo cui abituarsi progressivamente a
questi “allarmi di degrado” è un atteggiamento “potenzialmente insidioso”. È
importante perciò, si legge in un comunicato, segnalare in maniera chiara e
forte che la situazione “sta rapidamente peggiorando”.
I numeri
Se già il 2022 è stato un anno denso di episodi, in questo
inizio 2023 si sono già costatati dei nuovi record. A fine marzo 2022 gli
eventi registrati erano 18, mentre nello stesso mese del 2023 “avevano superato
i 40”. Fra gli episodi più eclatanti, l’Associazione cita il lupo che trotterellava
a fine febbraio lungo le vie di Bignasco, quello che si aggirava nei pressi del
carnevale di Biasca, o ancora l'esemplare rinvenuto morto la scorsa settimana lungo
la ferrovia a Bironico.
“Una densità di lupi superiore rispetto al parco di Yellowstone”
Questa persistenza, secondo l’Associazione, non sorprende
se si tiene conto del fatto che in Ticino sono in circolazione “più di trenta
esemplari”. La superficie del Cantone conta 2’800 km2, di cui 400-500 di zone
genuinamente selvatiche e “teoricamente idonee ad ospitare i lupi secondo la propria
natura”. A titolo di paragone, nel Parco di Yellowstone vivono in permanenza
120-140 lupi per una superficie di 8’990 km2, di cui 7’800 di superficie
interamente selvatica e praticamente preclusa all'accesso umano. “La densità di
lupi per km2 di territorio idoneo è 10 volte superiore nel Canton Ticino
rispetto al Parco di Yellowstone”. Questa costatazione “non lascia presagire
niente di buono per la stagione alpestre 2023 e ancor meno per la sicurezza di
animali domestici o da compagnia o delle persone che si trovano in situazioni
di potenziale vulnerabilità”.
“Stiamo uccidendo la vitalità delle zone periferiche”
È notizia di questi giorni l'attacco con esito letale da
parte di un orso in Trentino e “abbiamo dovuto costatare i commenti assurdi che
circolano ancora sui social e le reazioni sconsiderate delle associazioni
ambientaliste che hanno inoltrato ricorso contro il decreto di abbattimento”. Sono
poche le persone con responsabilità politiche “che sembrano preoccuparsi,
persino ora che c’è stata una vittima. Nessuno si prende le proprie
responsabilità. Stiamo progressivamente trasformando il territorio alpino in
una zona ad accesso limitato per gli esseri umani e stiamo uccidendo la
vitalità delle zone periferiche, aggiungendo pericoli artificiali a quelli naturali.
Non dobbiamo e non possiamo abituarci a ciò”. L’invito dell’Associazione è
quindi di rimanere vigili e di rovesciare, o almeno frenare, questa tendenza.

