Ticino
Manifestazioni nell'edilizia, la condanna della SSIC: "Servono solo a esprimere idealismo"
Redazione
17.10.2025 16:59

Foto: Immagine CdT
La Società Svizzera Impresari Costruttori punta il dito contro i sindacati: "Nei loro volantini hanno diffuso informazioni scorrette e tendenziose, basate su vecchie proposte ormai superate".
La Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC) condanna “con
fermezza” la misura di lotta annunciata per lunedì prossimo da Unia
e OCST a Bellinzona, accompagnata da azioni di disturbo su diversi cantieri in
tutto il Ticino. Con queste iniziative – si denuncia in un comunicato – i
sindacati “violano apertamente la pace del lavoro prevista dal Contratto
Nazionale Mantello (CNM) in vigore”. La delusione della SSIC Ticino “è grande
anche per il modo in cui i sindacati hanno comunicato con le maestranze. Nei
loro volantini hanno diffuso informazioni scorrette e tendenziose, basate sulle
prime vecchie proposte del 28 agosto 2025, ormai superate dalla quarta tornata
di trattative e da diverse riunioni tecniche tra le parti”. Sembra però “che la
disinformazione sia stata l’unico modo per convincere gli operai a partecipare
alla manifestazione”.
"Semplificare le regole"
La SSIC sostiene invece di aver “sempre ribadito la propria
volontà di raggiungere un nuovo accordo chiaro, vincolante e applicabile dal 1°
gennaio 2026”. L’obiettivo “è semplificare le regole e renderle facilmente
comprensibili e controllabili. Semplificare non piace però ai sindacati: meno
burocrazia significherebbe meno bisogno di loro. Oggi i lavoratori devono
orientarsi in oltre 150 pagine di articoli complicati e incoerenti, frutto di
decenni di modifiche continue".
"L'obiettivo comune dovrebbe essere chiaro"
Una cosa è certa, viene ribadito: "il settore dell’edilizia gode già del miglior contratto collettivo
della Svizzera". A titolo di esempio si citano il salario minimo per un muratore, ovvero 5'818 franchi al
mese per 13 mensilità, "più circa 250 franchi al mese di indennità pranzo e
centinaia di franchi per le trasferte"; e il prepensionamento a 60 anni, finanziato
per due terzi dai datori di lavoro, "che garantisce oltre 300'000 franchi in
cinque anni ai lavoratori che lasciano il mestiere". Eppure, "ai sindacati non
basta mai. Preferiscono lo scontro e lo sciopero al dialogo costruttivo,
nonostante le trattative nazionali siano in pieno corso e un nuovo CNM moderno
sia già in fase avanzata. L’obiettivo comune dovrebbe essere chiaro: garantire
buone condizioni di lavoro con regole semplici e trasparenti, a vantaggio
di tutti".

