Crisi del petrolio
Martinoni: «Ad oggi non vi è penuria di carburante, ma per il futuro molto dipenderà dalla guerra»
Red. Online
05.05.2026 22:57

Foto: ©Chiara Zocchetti
A livello di prezzi, l'effetto shock del conflitto si è visto subito su scala mondiale - Il portavoce dell'Associazione Ticinese Stazioni di Servizio: «Siamo partiti da un barile che costava meno di 70 $ e siamo arrivati subito a 100 $».
Il rischio di una carenza di carburante in
Svizzera è «molto elevato». Così si era espressa negli scorsi giorni Florence
Schurch, segretaria generale di Suissenégoce, l'associazione elvetica del
commercio di materie prime. Ma qual è la situazione in Ticino? Boris Martinoni,
portavoce dell'Associazione Ticinese Stazioni di Servizio, rileva anzitutto che
«il nostro cantone si trova proprio a metà tra l'Italia e il nord dell'Europa e
siamo quindi abbastanza fortunati: possiamo ricevere del prodotto proveniente sia
dalla zona settentrionale che da quella meridionale del continente. Disponiamo
di maggiori alternative rispetto ad altre regioni svizzere». Ad oggi, in ogni
caso, «non vi è una penuria e non vediamo grandi problemi. È però
vero che abbiamo visibilità per maggio, mentre per quanto concerne i mesi
successivi, molto dipenderà dalla guerra, se continuerà o meno».
La situazione a livello di approvvigionamento
In Svizzera, è bene ricordare, vige l'obbligo
di disporre di tre mesi di prodotto, le cosiddette «scorte obbligatorie». Nel nostro paese, quindi, «vi sono tre mesi di scorte di benzina, come anche di diesel e, ad
esempio, di cherosene per l'aviazione. Queste ad oggi non sono ancora
state liberate, proprio perché per il momento il prodotto giunge nella
Confederazione senza grosse difficoltà». Parlando di cherosene, le
preoccupazioni di diversi cittadini sono legate anche ai voli… «A livello nazionale
ci si ritrova regolarmente per valutare cosa sta succedendo, se vi sono dei
problemi o meno nell'approvvigionamento», prosegue Martinoni. Per quanto riguarda benzina e diesel,
quindi le stazioni di servizio, «di grandi problemi oggi non ve ne sono». In merito invece all'approvvigionamento di cherosene «siccome si
tratta dello stesso bene per tutta l'Europa, o addirittura per tutto il
mondo, forse ne arriverà un po' meno da noi e di più in altri
Stati. C'è un po' più di competizione per questo bene».
La questione prezzi
All'inizio della crisi si è parlato molto anche
dell’aumento dei prezzi. «L'effetto shock della guerra si è visto subito: siamo
partiti da un barile che costava meno di 70 $ e siamo arrivati subito a 100 $.
Tutto ciò in un lasso di tempo di circa 10 giorni. L'aumento è stato
molto elevato». Da quel momento in avanti «è sempre stato invece molto volatile; la
borsa non è mai rimasta davvero stabile, ma il dato si è sempre aggirato attorno ai 100-110 $ al
barile. E anche alle stazioni di servizio vediamo che una certa stabilità c'è. Purtroppo, però, è una stabilità attestatasi a un livello abbastanza elevato. Sarebbe meglio per tutti che questo
rango, invece di essere attorno ai 2 franchi, tornasse a 1,70, come era prima di questa crisi», conclude Martinoni.

