Protezione dai grandi predatori
Modifiche dell'ordinanza sulla caccia, “meglio tardi che mai”
Redazione
02.11.2023 12:30

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Secondo l’Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori, se in passato si fosse intervenuti in maniera più incisiva, non si sarebbe dovuto intraprendere azioni che ora appaiono eccessivamente drastiche.
L’Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori
saluta con soddisfazione la
decisione di ieri del Consiglio federale di approvare una modifica
dell'ordinanza sulla caccia. A partire da dicembre, la regolazione preventiva
di branchi volta a prevenire futuri danni sarà possibile a condizioni ben
definite. Le nuove disposizioni prevedono la possibilità di
ridurre il numero di esemplari laddove questi rappresentano un rischio per la
continuazione serena dell'allevamento a pascolo libero o per l'integrità delle
persone.
“Rimediare a una situazione di grave degrado”
Il fatto di avere previsto delle soglie minime di
mantenimento “decisamente più basse” dei valori attuali “ha scandalizzato le
cerchie animaliste e ambientaliste”, si legge in un comunicato dell’APTdaiGP,
la quale si attende “il rinnovo delle prese di posizione dove ci si straccia le
vesti, gridando al massacro, senza rendersi conto che si tratta di rimediare a
una situazione di grave degrado che si è formata proprio per assecondare certe
ideologie ambientaliste”. Secondo l’Associazione, infatti, se si è arrivati a
questo punto è perché “la situazione è completamente sfuggita di mano”.
“Disonesto accusare l’Autorità federale”
Oltre ad aumentare vertiginosamente, i lupi si rivelano “sempre
meno timorosi e sempre più capaci di aggirare le misure di protezione passive”.
La riduzione preconizzata “non ci porta indietro di un decennio, ma solamente
alla situazione del 2020, quando si registravano 8 branchi residenti e 3 transfrontalieri”,
si legge ancora nel comunicato. Se allora si fosse intervenuti in maniera più
incisiva “non si sarebbe dovuto intraprendere azioni che ora appaiono
eccessivamente drastiche”. Il problema non è quindi la riduzione del 70%, “bensì
l'aumento del 200% dei lupi in tre anni ed è disonesto accusare l'Autorità
federale di avere semplicemente fatto il proprio dovere”.
Le nuove misure
Per l’Associazione le misure di protezione passive “hanno
ampiamente rivelato tutti i loro limiti, non sono sempre applicabili e
diventano economicamente insostenibili”. La diminuzione delle predazioni
registrate quest’anno “non è da ricondurre a un aumento della protezione
passiva, bensì a una riduzione del pascolo libero primaverile e all'abbandono
di alpeggi e pascoli non proteggibili”. Le nuove misure attive “contribuiranno
forse a mitigare la situazione proprio di quegli alpeggi e pascoli nei quali
queste strategie non possono venire ragionevolmente applicate, e potrebbero
risvegliare nei predatori il timore istintivo nei confronti dell'essere umano”.
“Non possiamo permetterci di procrastinare ulteriormente”
Infine, l’Associazione rammenta che non si può fare
affidamento a un raggiungimento di equilibrio secondo le modalità naturali,
poiché l'evidenza scientifica “ci dimostra come questo equilibrio necessiti di
un lungo periodo, con ampio superamento della soglia critica di risorse prima
di entrare nella fase retroattiva. Non possiamo permetterci di procrastinare
ulteriormente e perdere anche quel poco che rimane del settore dell'allevamento
alpino di bestiame minuto”.

