Sport e Pandemia
"Molti non sono tornati a fare attività fisica al chiuso"
Redazione
05.11.2022 08:08

Il personal trainer Charlie Bernasconi espone il suo punto di vista sui cambiamenti dettati dalla pandemia sulle abitudini sportive degli svizzeri. "C'è stato un boom del coaching online".
La pandemia di coronavirus ha
avuto un impatto sulle abitudini sportive della popolazione svizzera: l'attività
fisica è diminuita. Lo rileva uno studio condotto dall'Osservatorio svizzero
dello sport per conto dell'Ufficio federale dello sport (Ufspo). Ma è davvero
così? Il Covid ci ha resi più pigri? Ticinonews ne ha parlato con il personal
trainer Charlie
Bernasconi, titolare dello studio Undertraining.
Ci stiamo davvero allenando di meno?
"È innegabile che ci sia
stato un calo drastico delle presenze, soprattutto nelle
palestre. Ho lavorato per tanti
anni nei centri fitness e adesso gestisco e
lavoro presso uno studio di personal training. Diciamo che è un po' diverso, per quanto concerne il periodo pandemico c'è stato un calo dove
l'affluenza conta numeri più elevati, mentre negli studi come
il nostro le persone venivano più
volentieri proprio perché il
rapporto è uno a uno o al massimo ci sono due
o tre persone. Però anche noi abbiamo
avuto una diminuzione drastica, che abbiamo sentito soprattutto alle riaperture dopo il lockdown. Tante persone per
diversi motivi hanno tardato il ritorno a fare attività fisica al chiuso".
Quindi non è che facciamo meno sport, ma abbiamo cambiato il modo
di farlo: non andiamo più
volentieri in palestra ma ci dedichiamo ad altro con un personal trainer o all'aperto.
"È corretto. Penso che la
statistica non consideri molto chi fa sport all'aria aperta: frequento spesso le
montagne e vedo che c'è stato un aumento delle persone che si dedicano al trekking, così come molte
altre si sono date allo
sport in montagna. In Ticino abbiamo anche alcune gare famose di "skyrace". Pensiamo anche alle mountain bike: ad un
certo punto non c'erano più bici
elettriche, perché le persone avevano acquistato tutto ciò che era possibile acquistare. E anche la corsa
rappresenta un classico per evadere dal lavoro e dalla vita domestica".
Sembra ci sia stata una
diminuzione dell'attività sportiva da parte delle persone
tra i 45 e i 59 anni, mentre pare che gli
over 60 si siano dedicati di più
allo sport.
"È una tendenza che era
già in atto. L'Ufficio federale dello
sport ha pubblicato uno studio nel 2020 dove già veniva mostrato che
l'aumento dell'attività fisica era superiore nelle
persone tra i 65 e i 74 anni - 58% - rispetto a quelli più
giovani. Questo è facilmente
spiegabile con il fatto che dopo i 65 anni siamo in
un'età in cui una persona non
lavora più e quindi ha più tempo
libero, ha una stabilità
diversa, e quindi è probabile che lo
sport diventi un appuntamento
quotidiano al quale è difficile
rinunciare. In merito alla diminuzione nella fascia più
giovane, bisogna invece contestualizzare: è riferito solo allo
sport al chiuso o riguarda anche quello all'aria aperta?"
E i giovanissimi invece?
"I giovanissimi sono
quelli che sono tornati prima nelle palestre alla riapertura post
lockdown. Per ovvi motivi: la
pandemia l'hanno pagata le persone anziane ma anche i giovanissimi hanno sofferto tanto di questo obbligo di
restare a casa. Dopo il lockdown c'erano
poi delle prescrizioni, come l'uso della
mascherina, che hanno scoraggiato
tante persone di mezza età o anziane, perché correre o
camminare con la mascherina è difficoltoso, cosa che invece a 20 anni risulta più facile".
C'è stata anche l'esplosione del coaching online. È però un po' una
giungla dove è difficile districarsi perché ci sono tante
app e molti dispositivi. Qual è l'app giusta? E come identificarla?
"Questo è stato il secondo
tsunami, oltre allo sport all'aria
aperta, che si è stato praticato soprattutto durante il lockdown perché le persone
cercavano la motivazione o anche solo
l'esempio per poter praticare attività
fisica a casa. Il mondo dell'online è
molto complesso, ci sono tante
applicazioni e anche le casse malati hanno lanciato diverse
app per promuovere lo sport. Mi viene da dire che c'è
stata l'esplosione dell'online sull'attività fisica così come c'è stata quella relativa alle ricette, e quindi alla cucina. Come dare dei consigli
per scegliere la lezione giusta? Innanzitutto bisogna
vedere se la persona che presenta la
lezione dice quali sono gli
obiettivi della lezione, quindi se riguarda la resistenza, la forza o la mobilità. Bisogna poi capire se
quello che scegliamo è adatto a
noi e lì è sufficiente provare. Chiaramente se dopo 15
minuti sono già con il fiato corto, probabilmente ho scelto
un livello di intensità troppo
elevato. Ma questo sta anche al trainer, nel senso che quando si
presenta una lezione online, siccome non sai chi hai di fronte, devi sempre dare delle
alternative su come poter abbassare
l'intensità o il livello di un esercizio. Discorso diverso invece per il
personal training online, che alcune persone hanno iniziato durante la pandemia e hanno poi continuato a fare. Questo poi dipende molto
anche dalle condizioni di come ci si trova a casa: se hai un locale
dedicato, se ci sono altre persone... È ovvio che una persona con dei bambini, che magari deve cucinare, difficilmente trova
spazio e tempo per poter seguire con precisione una
lezione. Ho dei clienti che hanno
la fortuna di disporre della palestra in
casa e qui diventa tutto molto più
facile. Loro magari non sono
tornati in studio proprio perché, faccio
l'esempio del traffico, spostarsi significa perdere tempo, mentre se una persona rincasa e fa la lezione nella sua abitazione diventa tutto molto più semplice".
Il servizio andato in onda ieri:

