Aziende
Nel 2024 bene i servizi, ma non mancano le difficoltà per alcuni settori industriali
Redazione
18.12.2024 19:46

Nonostante le difficoltà le imprese ticinesi hanno visto un 2024 tutto sommato positivo. È l’istantanea scattata dall’inchiesta congiunturale della Camera di commercio. Il settore secondario tuttavia arranca sotto il peso della crisi economica tedesca.
Nel 2024 i risultati delle aziende
ticinesi sono stati in generale soddisfacenti anche se, rispetto al 2023, vi è
stata una flessione dovuta soprattutto alle difficoltà per le aziende del
settore industriale, legate al difficile contesto internazionale e in
particolare alla forte crisi economica della Germania. Per il 36%
delle aziende l’andamento è stato sufficiente (40% nel 2023), per il 34% buono (35%
nel 2023) e per il 4% eccellente (2% nel 2023). Il settore dei servizi ha
registrato risultati migliori di quello secondario, in linea con le previsioni espresse a fine 2023. Per il 2025 la tendenza resta
sostanzialmente simile, con maggiori difficoltà per le aziende del settore
secondario rispetto a quelle del terziario. Si riscontra l’identica tendenza in
tutte le altre regioni svizzere.
Investimenti stabili
Malgrado le difficoltà, il livello
degli investimenti, parametro fondamentale nell’ottica della competitività
delle aziende e del territorio, è rimasto complessivamente stabile, confermando
i valori fatti registrare nel 2023, con il 46% delle aziende che ha dichiarato
di avere effettuato investimenti. E questo benché sia scesa in maniera marcata la
percentuale per le ditte del settore secondario (dal 67% al 60%). La media
generale, viene spiegato in un comunicato, rappresenta "un consolidamento" rispetto agli anni
difficili della pandemia. Resta aperta la questione della costante
erosione dei margini, in atto da diversi anni, che al momento non sembra avere
però effetti eccessivi.
Bene l'autofinanziamento
L’autofinanziamento, altro
parametro a cui si presta sempre particolare attenzione per comprendere lo stato
di salute delle imprese, si è confermato stabile anche per il 2024, con il 34%
delle aziende che lo considera buono e il 36% che lo ritiene soddisfacente. Le previsioni per il 2025, in
parte difficili a causa del forte panorama di incertezza internazionale e di
diverse iniziative politiche interne che creano notevole insicurezza, "sono
improntate a una sostanziale stabilità, sebbene prevalga una maggiore prudenza
rispetto al passato". Il 71% delle imprese prevede un andamento da sufficiente a
buono nel primo semestre del 2024 e leggermente migliore per il secondo
semestre. Più preoccupante, per contro, il dato concernente gli investimenti
previsti, con il 39% delle aziende che manifesta tale intenzione, in calo
rispetto al 2024 (46%). Anche qui "pesano particolarmente le difficoltà di
taluni settori industriali". Come avviene regolarmente da quando
vengono effettuati questi rilevamenti, i risultati del 2024 e le attese per il
2025 sono in linea con quanto rilevato negli altri cantoni.
Albertoni: "Abituarsi a convivere con cambiamenti imprevisti"
"Tutta l'Unione Europea è in difficoltà. La Germania, in particolare, è il Paese che ci crea più grattacapi", commenta ai microfoni di Ticinonews il direttore della Camera di commercio Luca Albertoni. "Se non ci saranno ulteriori cataclismi, probabilmente nel 2025 si confermeranno i valori di quest'anno. Parliamo quindi un andamento tutto sommato buono". Vi è un maggiore ottimismo per il secondo semestre del 2025, "ma credo sia più un auspicio che un fatto concreto. Dobbiamo abituarci a convivere con dei cambiamenti repentini e imprevisti che creano delle difficoltà".
Gehri: "Speriamo in un quadro di stabilità, l'economia è fondamentale"
Per approfondire l'argomento ospite in diretta video c'è stato il
presidente della Camera di Commercio Andrea Gehri, al quale abbiamo subito chiesto quali sono le speranze in merito alle notizie che dovrebbero giungere venerdì da Berna in merito agli accordi con l'Ue. "Noi speriamo che ci venga proposto un quadro di stabilità,
perché per l'economia è fondamentale poter avere delle regolamentazioni che
regolano il mercato del lavoro, quindi anche con l'estero, basate su certezze". Certezze che sono date quanto meno dagli accordi
bilaterali che ad oggi sono in vigore, ma non sappiamo i prossimi passi, ovvero sul dove si indirizzeranno. Ma saranno sufficienti per garantire comunque il benessere della nostra economia
anche in futuro? "Questa è la grande domanda. È chiaro che ci sono dei temi
legati all'immigrazione, alla clausola di salvaguardia, alla certezza del diritto
e alla sovranità di giudizio. Sono tutti temi che sono sul tavolo e attendiamo
con pazienza le soluzioni che hanno trovato i nostri mediatori a
Bruxelles".
L'incognita di Trump e la crisi tedesca
I rapporti con Bruxelles, si sa, sono molto importanti. Questa mattina, però, la Camera di commercio ha anche sottolineato l'importanza di diversificare, trovando altri mercati
di sbocco. Ma quali sono i più interessanti per le aziende? "Dal nostro rilevamento è chiaramente emerso l'indirizzo
verso gli USA, che è un mercato molto grande e importante. C'è però sicuramente
l'incognita, con la nuova presidenza di Trump, circa l'attuazione dei dazi paventati nelle ultime settimane, che potrebbero frenare. Tuttavia, ricordiamo che anche con gli Stati Uniti è fondamentale poter stabilire delle condizioni di libero
scambio che possano favorire entrambi i paesi". Nel corso di quest'anno, a soffrire è
stato soprattutto il settore dell'industria, in particolare a causa della crisi economica in
Germania. Ci sono anche altri fattori che hanno giocato a sfavore? "Certo, il problema che sta vivendo la Germania a livello congiunturale
e economico impatta fortemente anche la nostra realtà, sia in Svizzera che in
Ticino". Ma per Gehri ci sono altre
preoccupazioni legate alla situazione geopolitica internazionale, come le
guerre in Ucraina e in Medio Oriente o il possibile conflitto che c'è tra Cina e
Taiwan. "Queste sono infatti situazioni che impattano fortemente sulla fiducia dei
consumatori, quindi anche sulle linee di fornitura delle aziende. I costi
energetici sono rimasti comunque ad alto livello. Se li confrontiamo al periodo
prepandemico costano tre volte tanto. Quindi le industrie che sono piuttosto
energivore, devono far fronte a dei costi supplementari che difficilmente riescono
a ribaltare sul mercato e nella vendita". E da ultimo il presidente della Camera di Commercio ha ricordato come "anche
la forza del franco svizzero che, nonostante gli sforzi messi in atto dalla nostra Banca Nazionale per limitare il rafforzamento, è valutato in
modo elevato e per le aziende che devono esportare questo genera un grosso handicap.
Dall'altra parte bisogna anche riconoscere che il franco forte permette però anche di mantenere sotto controllo l'eventuale inflazione perché i beni che
vengono acquistati all'estero costano meno".

