Natura
Neofite invasive, rilevate oltre 30 specie sul confine tra Lombardia e Ticino
Red. Online
12.03.2026 09:01

Particolare attenzione è stata riservata alle specie legate agli ambienti fluviali, vere autostrade naturali per la diffusione di nuove infestanti - Accanto alle piante più note, sono emerse presenze meno appariscenti ma ugualmente preoccupanti
Oltre
7.800 ettari monitorati, più di 635 chilometri percorsi sul campo e circa 4.000
segnalazioni raccolte hanno permesso di fotografare la presenza di oltre 30
specie neofite invasive nei bacini dei fiumi Breggia, Faloppia, Lanza, Lura e
Seveso. Sono i numeri della campagna sistematica di rilievo lungo le aste
fluviali di confine tra le Province di Como e Varese e il Canton Ticino. Il
lavoro è stato svolto dal team del capofila svizzero di progetto – CSD Ingegneri
SA di Lugano – nell’ambito del programma Interreg Italia–Svizzera «SINTAB – Sviluppo Integrato per la Natura Transfrontaliera e la Biodiversità».
Le specie sotto osservazione
«Durante
i rilievi sono state censite 29 specie invasive, tra cui alcune vecchie
conoscenze ormai ben radicate: il Poligono del Giappone, la Buddleja (o Albero
delle Farfalle), l’Ambrosia, l’Ailanto, la Balsamina ghiandolosa e l’aggressiva
Verga d’oro (Solidago)», spiega Simona Piubellini, responsabile del progetto
per CSD Ingegneri SA. «Particolare attenzione è stata riservata alle specie
legate agli ambienti fluviali, vere autostrade naturali per la diffusione di
nuove infestanti». Accanto
alle piante più note, sono emerse presenze meno appariscenti, ma ugualmente
preoccupanti, come le infestazioni di Elodea canadensis nei corsi d’acqua o
l’espansione rapida di Spirea japonica negli ambienti seminaturali. «Le neofite
non sono solo un problema estetico – prosegue Piubellini –. Alcune di esse
riducono la biodiversità locale, altre danneggiano argini e coltivazioni, altre
ancora possono creare rischi sanitari, come nel caso dell’Ambrosia, altamente
allergenica».
Un confine senza barriere per le piante
Il
monitoraggio ha confermato un dato ormai evidente: per le specie invasive il
confine amministrativo non esiste. Semi trasportati dall’acqua, terreni
incolti, giardini privati e aree verdi urbane diventano punti di partenza per
nuove colonizzazioni. Per questo il progetto SINTAB ha adottato strumenti
comuni di rilevamento – come l’applicazione «InvasivApp» di «Infoflora» – e ha
sviluppato una metodologia capace di dialogare tra sistemi normativi diversi.
E ora?
Nei prossimi mesi i dati
raccolti verranno analizzati e trasformati in mappe dettagliate, «indispensabili
per pianificare interventi mirati e definire strategie di gestione coordinate
nel territorio insubrico tra Italia e Svizzera». Da qui l’importanza di un
approccio preventivo e coordinato. «Per il contenimento delle specie sarà
fondamentale il coinvolgimento del territorio – afferma Jessica Anaïs Savoia,
Project manager di SINTAB -. Sono infatti necessarie azioni tempestive, ma soprattutto
programmate e continuative».

