UDC
Nessun contributo dalla BNS? “Stavolta Babbo Natale non è passato…”
Redazione
10.01.2023 16:25

Foto: Immagine Cdt
Per l’UDC Ticino il mancato dividendo della Banca Nazionale Svizzera è la goccia che fa traboccare il vaso: “Da oltre due anni il nostro partito suona la campana di allarme”.
“Babbo Natale questa volta non è passato alle Orsoline”. Così
l’UDC Ticino ha commentato, in un comunicato, la conferma giunta ieri che la Banca Nazionale Svizzera (BNS) non verserà alcun contributo
alla Confederazione e ai Cantoni. Il Ticino dovrà quindi fare a
meno di 137 milioni di franchi, “malgrado il Governo li abbia preventivati per
il 2023”. Il buco finanziario “potrebbe superare i 200 milioni di franchi”. Oggi,
su richiesta dell’UDC, la Commissione gestione e finanze “ha cominciato a
chinarsi sulle nostre proposte” e il partito democentrista “farà votare una di
queste in Gran Consiglio prima delle elezioni di aprile”. Il toro “va davvero
preso per le corna, anche se sotto elezioni nessuno vuole farlo”.
“Esiste un piano B?
Ieri la BNS “ha confermato quello che tutti temevamo e che
il DFE avrebbe dovuto sapere da mesi”. Dato che il direttore del DFE, Christian
Vitta, siede nel Consiglio di banca, l’organo supremo di vigilanza della BNS e
che non poteva non sapere che il Ticino, come del resto tutti gli altri Cantoni,
non avrebbero incassato nulla dalla BNS, “in questi mesi i funzionari del DFE
hanno mai lavorato a un piano B? Al Parlamento finora non ne è mai stato
presentato uno”.
“La goccia che fa traboccare il vaso”
Per l’UDC il mancato dividendo della BNS è in realtà “solo
la goccia che fa traboccare il vaso: da oltre due anni infatti il nostro partito
suona la campana di allarme con atti parlamentari, incontri ufficiosi con il
DFE e ufficiali con la Sottocommissione finanze allargata ai capigruppo e
presidenti di partito. Abbiamo presentato varie proposte di risanamento con
l’obiettivo di iniziare a confrontarci con tutte le forze politiche su misure
concrete per avere nuovamente delle finanze sane”. La risposta “è sempre stata
di temporeggiare e sperare nell’arrivo di Babbo Natale”.
Parola d’ordine “risanare i conti”
Nell’autunno del 2021 è nato il Decreto Morisoli, che il 15
maggio scorso è diventato un mandato popolare. Ora la politica “ha l’ordine di
risanare i conti, senza tuttavia gravare sui più deboli, senza aumentare le
imposte e senza scaricare il peso sulle spalle dei Comuni”. Il Preventivo 2023
avrebbe dovuto essere la prima occasione per attuare il Decreto Morisoli,
tuttavia il Governo “ha preferito la cosmesi contabile e soprattutto ha
ignorato i segnali che stavano arrivando dalla BNS”.
“Solo l’UDC ha formulato proposte concrete”
Sperando che non sia troppo tardi, “finalmente la
Commissione gestione e finanze si è degnata di occuparsi delle nostre misure di
risanamento finanziario. Non ci sono molte alternative sul tavolo in questo
momento, visto che solo l’UDC si è presa la responsabilità di formulare delle
misure concrete”.

