Farmaceutica
Penuria di farmaci, scattano i primi obblighi di vendita sfusa
Redazione
24.03.2023 08:32

Vendita di farmaci sfusi, da ieri è scattato l’obbligo per 8 principi attivi: 4 antibiotici e 4 oppiacei. La misura è stata introdotta in seguito alla persistente penuria di medicamenti che colpisce tutto il mondo. Ticinonews ne ha parlato con la farmacista Mathilda Leardo.
Da ieri è scattato l’obbligo per i professionisti della
salute di somministrare alcuni medicamenti sfusi. Una misura presa dall’Ufficio
dell’approvvigionamento economico per far fronte alla continua penuria di
medicine. Approvvigionamento che ormai da mesi è confrontato con un
rallentamento della produzione su scala globale. Nel dettaglio è stata stilata una
lista con l’elenco degli otto principi attivi per la consegna parziale, con
validità fino al 30 aprile 2023: amoxicillina, co-amoxicillina, cefuroxima, levofloxacina,
morfina, idromorfone, ossicodone e ossicodone-naloxone. Ticinonews si è recato
presso la Farmacia Internazionale di Melide per parlarne con la titolare e
farmacista Mathilda Leardo.
Di che medicamenti parliamo?
Per quanto riguarda i primi quattro principi attivi "stiamo
parlando di antibiotici che vengono prescritti per delle infezioni di carattere
batterico”, ci spiega Leardo. Le altre quattro componenti “sono invece antidolorifici oppiacei che
vengono somministrati per dei dolori molto forti”. Principi attivi e relativi
medicamenti che da oggi saranno, come detto, venduti sfusi. Ma se la situazione
è critica per questi 8 principi attivi (4 antibiotici e 4 oppiacei), sono oltre
un migliaio i farmaci le cui quantità destano preoccupazioni, ma per cui per il
momento non è obbligatoria la vendita sfusa, che resta semplicemente
raccomandata.
Come funzionerà la vendita sfusa?
In sostanza, il cliente si reca in farmacia con la ricetta, che
viene poi controllata dai farmacisti. “Dopo averla visionata, calcoliamo il numero
effettivo di pastiglie che servono per il trattamento e dispensiamo al paziente
solo quel numero di pillole. La quantità restante rimane invece in farmacia”. La
confezione già aperta è comunque rintracciabile grazie all’apporto di un’etichetta
col nome del paziente unitamente alla data di scadenza e al numero di lotto. Se
poi il paziente deve continuare la terapia "può recarsi nuovamente da noi per
avere altri medicamenti sfusi”. Va tuttavia sottolineato che questa misura non
si applicherà ai pazienti cronici.
E i prezzi?
Un dubbio sorto a seguito di questo obbligo riguarda in
particolare i prezzi: in che modo inciderà? “Dipende dal numero di pastiglie
che esistono in commercio e da quante ne ha bisogno effettivamente il paziente”,
prosegue la farmacista. “Se il numero di pastiglie richieste è decisamente
inferiore a quelle presenti nella confezione, allora il costo sarà minore, perché
si paga la singola pastiglia. Se invece il numero si avvicina al numero totale
allora il prezzo sarà uguale se non maggiore”.
Lavoro in più per i farmacisti?
Quel che è certo è che questa nuova situazione di penuria si
riverbererà sul lavoro quotidiano delle farmacie, anche se Leardo vede il bicchiere
mezzo pieno. “La situazione è interessante dal punto di vista del lavoro in
farmacia, perché siamo maggiormente obbligati a informare di più il paziente sui
medicamenti”. Informare, ad esempio, sul non-senso di fare scorte o sul non
usare un certo medicamento in modo non consono alla prescrizione medica. Il
lavoro è quindi sicuramente aumentato per i farmacisti, “anche perché dobbiamo controllare
giornalmente se un principio attivo presente nella lista è in penuria o meno”.

