Sanità
Premi malattia, "la stangata non si giustifica"
Laura Milani, Teleticino
23.09.2022 18:53

Foto: © Chiara Zocchetti / Teleticino
Martedì prossimo conosceremo di quanto aumenteranno i premi malattia per il 2023. E, secondo quanto trapelato nelle scorse settimane, il rincaro sarà vicino alle due cifre. Ciò che, agli occhi del DSS, non è giustificabile. Intanto a livello politico fioccano le proposte in aiuto alla popolazione.
L’aumento era prevedibile. Una stangata
tale, no. Questo in sintesi il pensiero del Dipartimento Sanità e Socialità sul
prospettato aumento dei premi malattia che sarà annunciato martedì a Berna. Soprattutto,
a Bellinzona si è in attesa di conoscere le giustificazioni, visto che, da
quanto è trapelato, il rincaro sarà vicino alle due cifre. I colleghi di
Ticinonews ne hanno parlato con Paolo Bianchi, direttore della Divisione della
salute e coordinatore del DSS.
“Una crescita anomala rispetto agli anni passati”
“Veniamo da due anni anomali, anche a
livello di costi sanitari”, commenta Bianchi, spiegando che nel 2020, complice
la pandemia, soprattutto in Ticino si è registrata una singolare diminuzione dei
costi. Il 2021 ha invece visto un effetto di crescita, “non secondo il ritmo
annuale precedente, bensì con il recupero di quello che non è stato speso o
consumato come prestazioni nel 2020”. In buona sostanza, l’anno scorso si è
recuperato quanto rinviato a livello sanitario nel 2020. Ma quindi, si chiede
ancora a Bianchi, l’aumento era
prevedibile? “Diciamo di no. Se sommiamo i 2 anni abbiamo una crescita complessiva
dei costi che è in linea con la tendenza – certo preoccupante, ma comunque
moderata – degli anni precedenti. Non si arriva a una stangata simile”.
La pressione delle iniziative cantonali
Difficile, dunque, oggi come oggi capire
perché, invece di un aumento lineare, sembra assisteremo ad una crescita più
esponenziale. “C’è stato sicuramente un calcolo prudenziale lo scorso anno”,
spiega sempre Bianchi, precisando che a questo si è giunti per la “pressione
delle iniziative cantonali, tra cui capofila è stato il Canton Ticino, per
utilizzare le riserve”. Se dunque la stangata annunciata si confermerà, la
Divisione della salute dovrà capire “se c’è stato un errore o se la prassi di
utilizzo delle riserve è stata interrotta”.
“Ci sono dei margini per invertire la rotta”
Lineare o esponenziale, resta il fatto che
la curva dei costi sanitari e, di riflesso, quella dei premi, continua a
crescere. Fino a che punto? “Ci sono sicuramente dei margini per invertire la
rotta. È chiaro che tutti devono fare un passo indietro: dal profilo dei volumi
delle prestazioni, da quello della richiesta delle prestazioni, dal profilo
della fatturazione di sistemi secondo le prestazioni erogate e non magari con
dei forfait”.
Più sgravi o più aiuti, ma il problema dei costi resta
Intanto, fioccano le proposte di sostegno
alla popolazione. L’ultima, di oggi, è un’iniziativa parlamentare targata PLR,
Lega dei Ticinesi, il Centro e UDC che chiede di introdurre una deduzione
fiscale per ogni figlio a carico di 1200 franchi già a partire dal 2023. Il
costo, sostenibile a detta dei promotori, è di 5,6 milioni per il Cantone, 4,4
per i Comuni. Ad agosto il PS aveva invece chiesto di aumentare i crediti per i
sussidi malattia. Qualche settimana dopo, la Lega, era scesa in campo domandando
più deduzioni fiscali. Più aiuti o più sgravi, dunque, a seconda delle
sensibilità politiche. Un sostegno che non risolve il problema alla base:
l’aumento dei costi sanitari. E, forse, la mancata volontà da parte di alcuni
di mettervi un freno. “Dal profilo del contenimento dei costi le misure sono prettamente
federali: il Parlamento, per tutta una serie di resistenze delle varie cerchie
interessate, questi pacchetti – che non sono delle misure nemmeno
particolarmente rivoluzionarie ed incisive – fanno fatica a trovare delle
maggioranze solide”, ha concluso Bianchi.

