Ticino
Presentato il rapporto di responsabilità sociale delle imprese, Modenini: "Un certo impegno è necessario"
Redazione
05.03.2024 21:45

Martedì è stato presentato il “Rapporto di responsabilità delle imprese”, uno strumento di misurazione concreto e strettamente ancorato al territorio pensato per rendere le imprese ticinesi più competitive e al passo con i tempi. Una 60ina di pagine che indirizzano le aziende attraverso degli indicatori ben precisi. Ticinonews ha approfondito il tema con il direttore dell'Associazione Industrie Ticinesi (AITI) Stefano Modenini.
Negli ultimi anni si è affermata la consapevolezza che imprese e società non possono essere considerate in modo
indipendente. Gli influssi possono essere positivi o negativi, per questo è
necessario che le imprese approfondiscano la natura e la portata di questi
scambi nell’ottica di una prospettiva di lungo periodo. Da qui è nato il
documento “Rapporto di responsabilità sociale delle imprese” redatto da AITI: una descrizione dell’attività dell’azienda del suo modello di business, degli indicatori che descrivono gli impatti di tipo economico, sociale ma anche ambientale dell’impresa, sono solo alcuni degli ingredienti del rapporto presentato martedì da AITI. Non certo una novità nel panorama mondiale, ma che ora si è concretizzato in uno strumento di misurazione strettamente ancorato al territorio e di facile fruizione. "Visto che ormai le aziende
sono sempre più chiamate a redigere rapporti di sostenibilità, ma le linee
guida esistenti fino ad oggi sono molto complesse e pensate innanzitutto
per le imprese internazionali di grandi dimensioni, noi mettiamo da oggi a
disposizione un modello che facilita la rendicontazione anche per le PMI e i
locali", spiega a Ticinonews la responsabile CSR
AITI e docente alla SUPSI Jenny Assi.
Uno strumento per le PMI
Uno strumento dunque
pensato per le piccole medie imprese (PMI) che operano in Ticino, una
sorta di vestito fatto su misura, per permettergli di rimanere competitive nel
contesto sociale in cui operano facendo un passo avanti rispetto al passato. "Finora le aziende si
occupavano di responsabilità e dell’organizzazione con le famose ISO 9000" ricorda il presidente di AITI Oliviero Pesenti. "Questo strumento dà l’opportunità
alle imprese di certificare, oltre a un buon livello di organizzazione
dal punto di vista produttivo, quello di un’organizzazione interna rispettosa della responsabilità sociale, che integra tutto quello che è il
controllo della provenienza delle materie prime, del consumo energetico, dell’ambiente". Secondo Pesenti è soprattutto un nuovo modo per collaborare con i propri dipendenti.
"Un vantaggio per le aziende"
Il rapporto di
responsabilità sociale delle imprese è frutto di un lavoro corale già
intrapreso da tempo, e sostenuto dal Cantone, che vuole essere non solo uno
strumento di misurazione per le aziende ma anche servire a ottimizzare il
tessuto economico e contribuire al benessere e alla crescita della regione. Il direttore del Dipartimento
delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta sostiene che il rapporto sia "un
vantaggio dell’azienda poter codificare delle buone pratiche che già eseguiva
in precedenza, ma che non erano rese pubbliche o codificate in un documento". "Il
fatto di avere adesso uno strumento standard a disposizione delle imprese
facilita anche la redazione di questo tipo di documento, che richiede un certo
investimento di tempo e risorse", afferma Vitta.
"Uno strumento percepito e recepito"
Prima della presentazione ufficiale il rapporto di
responsabilità sociale è stato testato in 10 aziende ticinesi, e nonostante l’impegno necessario per la redazione, è stato accolto
positivamente, un segno che secondo AITI le aziende regionali sono pronte ad
utilizzarlo. Le imprese "si sono rese conto che questo
strumento le aiuta molto anche a crescere e ad avere al loro interno una
situazione in tempo reale di tutto quello che sta succedendo nella vita
quotidiana dell'impresa", dice Pesenti. Il rapporto è "uno strumento che è stato percepito e recepito molto bene
dalle imprese", conclude il presidente di AITI.
Per approfondire
il tema Ticinonews ha intervistato il direttore di AITI Stefano
Modenini.
Concretamente quando si parla di
responsabilità sociale delle imprese cosa si intende?
"La responsabilità sociale
significa essere e avere dei comportamenti responsabili
verso i collaboratori, il territorio, l'ambiente,
la società. Sono dei criteri codificati
oramai a livello internazionale da diversi anni e
che oggi sono dei fattori di mercato. Quindi
soprattutto le aziende che esportano come le nostre devono
soddisfare tutti i determinati criteri, per esempio per poter
vendere o ricevere la merce che deve essere lavorata".
Non si
rischia di creare ulteriore burocrazia, che le aziende non amano?
"Non è proprio la
stessa cosa. Evidentemente un rapporto come quello
sviluppato con il sostegno della SUPSI per AITI
è abbastanza complesso perché tratta materie soprattutto per aziende
che sono attive anche al di fuori del nostro cantone. Un certo impegno è necessario,
però questi sono i criteri che bisogna rispettare e adottare per poter vendere in tutto il mondo".
Non trattandosi di un documento
obbligatorio, ma di un'autocertificazione, come si possono stimolare le aziende a dotarsene?
"È un’autocertificazione fino ad
un certo punto, perché il rapporto è stato costruito seguendo i criteri adottati a livello
nazionale e internazionale. Quindi ad esempio
il cliente può richiedere all'azienda di dimostrare
quello che ha scritto, anche visitando
l'azienda stessa. Quello che noi vogliamo fare
non è semplicemente mettere a disposizione un
documento da utilizzare, ma accompagnare le aziende
nella redazione e creare contenuti di formazione.
Noi vorremmo e faremo in modo che le imprese
si impegnino a formare del personale interno che sia
specializzato nell'utilizzare questi documenti e nel diffondere all'interno dell'azienda una
cultura responsabile verso il territorio".
Il rapporto vale anche per le
aziende che sono attive unicamente sul territorio?
"Noi facciamo
parte dal 2016 di un tavolo cantonale
della responsabilità sociale, che coinvolge la camera
del commercio, l'associazione bancaria, la SUPSI, il cantone. I colleghi
della camera di commercio già da due anni offrono un report indirizzato alle aziende piccole o che partecipano anche agli appalti
pubblici. Mentre noi ci siamo più concentrati sui tipi di media dimensione che sono più
votate all'export".
In che modo riuscite a
sostenerle e a dare una mano?
"Ci sono sul territorio delle
aziende che usano questi strumenti da anni, pensiamo
anche alle multinazionali. Noi metteremo a disposizione delle competenze tecnico-scientifiche e ci saranno delle persone che aiuteranno le
aziende, se lo vorranno, a completare il documento,
che chiaramente è nel loro interesse riempire nella maniera corretta".
Come fate a
verificare l’affermazione di un’azienda che sostiene di essere
socialmente responsabile?
"Lo strumento è
costruito secondo dei criteri facoltativi e obbligatori. Questi sono richiesti anche a livello
internazionale. Chiaramente non siamo noi quelli che andiamo a controllare
però ci sono nei settori degli organismi o degli ispettori, come nel settore
farmaceutico o del lusso. Per esempio, le nostre aziende forniscono
prodotti per l'alta orologeria svizzera e le aziende svizzere che
richiedono questi prodotti verificano presso le medesime aziende
il rispetto di tutti i criteri. Quindi non c'è uno standard o
un'organizzazione mondiale che controlla, ma ci sono a seconda dei
settori una serie di organizzazioni che verificano oppure i
clienti stessi".

