Ticino
Rapine ai distributori, Gobbi: “Il miglior deterrente è riuscire ad arrestare i criminali”
Redazione
02.11.2024 19:00

Il direttore del Dipartimento istituzioni analizza il fenomeno alla luce degli ultimi fatti di cronaca. "Le cifre rimangono costanti e ciò significa che non vi è una recrudescenza. Anche il tasso di chiarimento degli autori è elevato".
La rapina avvenuta ieri sera in un
distributore di Novazzano ha riportato all’attenzione un fenomeno già noto alle
nostre latitudini. “Atti di questo genere sono una costante, soprattutto nei mesi
invernali, quando la notte arriva prima e finisce dopo, e in particolare in prossimità
del confine”, afferma ai microfoni di Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. “Si tratta di questioni conosciute, ma per quello che
sono gli effettivi a diposizione dell’Ufficio federale delle dogane, non è
purtroppo immaginabile presidiare tutti i valichi di confine in maniera
costante sulle 24 ore”.
Il monitoraggio viene eseguito in maniera
digitale, con un controllo di videosorveglianze “ma ciò non costituisce un deterrente
rispetto alle situazioni che si ripresentano”. Tuttavia “le cifre relative al
fenomeno rimangono costanti e questo è positivo, perché significa che non vi è
una recrudescenza delle rapine ai distributori”. Dall’altra parte “anche il tasso
di chiarimento degli autori è elevato, grazie in particolare alla collaborazione
con i colleghi italiani da parte della polizia cantonale”.
Le strategie adottate
Parlando delle strategie implementate per
arginare la problematica “un accorgimento adottato nei distributori e negli
esercizi di cambio valuta è stato la riduzione del fondo cassa, pensato,
diciamo così, per disincentivare una possibile rapina”, prosegue Gobbi. Il
deterrente principale, invece, “è proprio quello di identificare e arrestare
gli autori. È uno degli ambiti su cui si è lavorato molto”.
Una problematica sotto controllo
Il fenomeno delle rapine in Ticino, è bene
specificare, è sotto controllo: siamo lontani dalle cifre allarmanti di una
decina di anni fa. “Tale aspetto è positivo e anche l’uso della violenza nell'ambito dei furti è calato. Ricordo che 30-40 anni fa, le rapine avvenivano a
mano armata, talvolta con l’uccisione dei collaboratori dei distributori che si
opponevano. Questo, fortunatamente, negli ultimi anni è cambiato”. D'altro canto “la questione resta legata in particolare a persone che hanno necessità di
raccogliere denaro per i loro bisogni, tra cui il consumo di droga. Si tratta quindi
di un effetto di altre cause, che ha poi ha un impatto sul nostro territorio”.
Il tema delle “baby rapine”
All’interno del computo delle rapine rientrano
anche le cosiddette “baby rapine”, commesse da giovanissimi. “È una tematica
tornata d’attualità negli ultimi anni”, precisa Gobbi. “Parliamo di giovani che
rapinano coetanei per bullismo, ma anche per procacciarsi beni di consumo, tra
cui oggetti alla moda. Alle nostre latitudini desta preoccupazione, ma
non è così estrema come vediamo nelle grandi città lombardi e piemontesi”.
Sicuramente “deve essere contenuta, non solo con le attività inquirenti, ma anche
con una riflessione sul Codice penale che viene applicato ai minori”. Questi ultimi "vengono infatti utilizzati anche da organizzazioni
criminali o terroristiche, poiché è noto che il diritto minorile è più blando rispetto a quello degli adulti". Si rende dunque necessaria una
discussione "per capire quale diritto si debba applicare a fronte di un reato molto più grave, perché non vogliamo che i minori diventino il braccio armato di
chi vuole aggirare un sistema penale più duro, quello degli adulti”, conclude il direttore del DI.

