WEF 2023
Si apre il WEF: “Il Forum dà molto alla Svizzera e viceversa”
Redazione
16.01.2023 08:01

Lino Terlizzi, economista, ci spiega quali sono i temi preponderanti che verranno affrontati durante i 5 giorni in cui Davos sarà al centro della scena mondiale.
Da oggi fino a venerdì 20 gennaio Davos ospiterà la 53esima edizione
del World Economic Forum (WEF), che torna completamente in presenza dopo due
anni particolari dovuti alla pandemia. Nella località grigionese sono attesi 52
fra capi di Stato e di governo, tra cui il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il
presidente polacco Andrzej Duda, il presidente serbo Aleksandar Vucic, il primo
ministro spagnolo Pedro Sanchez e quello olandese Mark Ruttle. Nell'elenco dei
big figurano pure il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, quello
della Nato Jens Stoltenberg, la presidente della Commissione europea Ursula von
der Leyen e la numero della Banca centrale europea Cristine Lagarde. Il tema
scelto quest’anno per l’evento è “La collaborazione in un mondo frammentato".
Per capire la portata dell’evento e cosa dobbiamo attenderci, abbiamo
interpellato l’editoralista del Corriere del Ticino Lino Terlizzi, assiduo frequentatore del Forum.
Lino Terlizzi, cosa dobbiamo aspettarci da questa
edizione?
“Ci sono una serie di temi principali che non potranno non
essere al centro della scena. Innanzitutto, il discorso sulla crescita
economica mondiale: ci sarà un rallentamento economico internazionale oppure
una recessione? Per ora la prevalenza dei pareri degli esperti è che non ci
sarà una recessione annua, ma un ulteriore rallentamento economico dovuto a
cause non indifferenti, come la coda della pandemia e la guerra in Ucraina. Un
altro tema che sarà al centro della scena è la politica delle banche centrali,
che hanno alzato i tassi di interesse di riferimento per lottare contro
l’inflazione. Negli ultimi mesi abbiamo visto un aumento dei prezzi meno marcato
e questo calo viene individuato come fatto positivo. Le principali banche
centrali hanno come obiettivo un’inflazione non superiore al 2% annuo, ora
siamo ancora sopra questa soglia. Come proseguirà la politica delle banche
centrali? Poi ci sono dei macro aggregati di temi che passano attraverso tutte
le ultime edizione del Wef, come la sostenibilità, l’ambiente, l’intreccio tra
la tutela dell’ambiente e la green economy. Poi c’è la guerra in Ucraina: si
cercherà di avere una serie di valutazioni e incontri tra leader della politica
per cercare di capire come porre fine a questa tragedia.
Dopo due edizioni insolite (quella del 2021 annullata e
quella del 2022 tenutasi in primavera) quest'anno l'evento torna in grande
stile. Sono attesi 52 fra capi di Stato e di governo. Una presenza che conferma
l'importanza del forum nel panorama mondiale?
Quest’anno c’è il sapore di un ritorno che va oltre la
solita attesa, un’attesa dovuta agli anni recenti in cui la pandemia ha inciso
e il programma del WEF è stato ridefinito. Tra i principali leader europei ci
saranno il cancelliere tedesco Olaf Sholz, la presidente della Commissione
europea Ursula von der Leyen. La situazione è più differenziata per quanto
riguarda gli altri continenti. La Cina, per esempio, avrà una presenza ridotta
rispetto ad altre edizioni: ci sarà una delegazione economica, ma non una
presenza politica forte come in passato. Questo è riconducibile alle tensioni
geopolitiche con gli USA e l’Occidente. Non ci saranno inoltre esponenti russi.
Anche gli USA non avranno una presenza particolarmente forte: non c’è il presidente,
ma alcuni esponenti politici di rilievo. Saranno tuttavia presenti leader di altri
paesi emergenti importanti.
Non è un’occasione persa quella di non partecipare a un Forum
come quello di Davos per USA, Cina e Russia? Come è da leggere la loro assenza?
Nei confronti della Russia c’è una sorta di veto, non sono
stati invitati, quindi la questione non si pone. Per la Cina la questione è
diversa: in passato i leader spesso avevano trovato una platea interessata. Da
un lato ci sono critiche per l’assenza di diritti umani e civili in Cina. Ma la
rilevanza economica della Cina è sempre stata osservata con interesse, a Davos
in particolare. Sul lato economico si è molto aperta al commercio mondiale e al
libero scambio, a un certo tipo di globalizzazione economico. Per Pechino
l’assenza di Davos potrebbe essere un’occasione mancata. Anche per gli USA, il
principale motore economico mondiale, potrebbe esserlo. Per ragioni diverse
questa assenza potrebbe essere un’occasione mancata.
La Svizzera sarà invece molto presente: ben 6 consiglieri
federali hanno in programma numerosi incontri a Davos. Una piattaforma
importante per tessere relazioni internazionali. Nel complesso il WEF cosa dà
alla Svizzera?
Il Forum dà molto alla Svizzera e la Svizzera dà molto al
Forum. Non si può ignorare il fatto che i riflettori di buona parte del mondo
sono accesi in direzione di Davos: la Svizzera ne ricava una visibilità in
termini prevalentemente positivi. Inoltre, il Forum dà alla Svizzera la
possibilità di avere contatti ravvicinanti con altri leader per i quali ci
vorrebbero mesi se non ci fosse un Forum di questa importanza. Al di là delle
critiche che possono essere rivolte all’evento, il WEF continua a svolgersi con
una buona organizzazione. E questo è l’apporto della Svizzera al Forum. Oltre
alla buona organizzazione, fornisce una collocazione sicura e una risonanza
internazionale che altri paesi non sarebbero in grado di dare.
Per una settimana i riflettori sono puntati su Davos e
questa visibilità viene sfruttata dagli attivisti per il clima, che hanno già iniziato
con le manifestazioni. Come vengono recepite queste manifestazioni all’interno
del Forum? C’è comprensione per questo tipo di rivendicazioni oppure no?
C’è una vasta consapevolezza del fatto che le
manifestazioni, se non debordano in disordini, sono perfettamente legittime. In
passato, seppur raramente, è accaduto che ci fossero degli scontri nelle vie di
Davos e questo è stato recepito in maniera negativa all’interno del Forum.
Negli anni le manifestazioni sono diventato ormai una consuetudine e non
provocano particolari contraccolpi. Gli organizzatori hanno fatto anche uno
sforzo per allargare il confronto con coloro che sono critici, o perlomeno con
la parte più ragionevole dei critici, più disponibili al dialogo. Proprio
accanto al Forum ci sono una serie di incontri con chi è più critico: c’è un
confronto su temi come l’ambiente, la globalizzazione, l’impatto ambientale ed
economico. Un confronto che nel corso degli anni si è allargato tra chi
sostiene la linea del Forum e chi sostiene che invece ciò non è sufficiente,
ritenendo che bisogna avere posizioni più nette e secche. Questo ha anche tolto
un po’ di drammatizzazione”.
WEF e trasporti. Greenpeace ha criticato il fatto che
molti partecipanti arrivano in jet privati che consumano moltissimo, anche per
percorrere brevi distanze...non è un po' un controsenso per il messaggio che si
vuole lanciare con il Forum?
È sempre bene tenere presente i vari aspetti della questione
ambientale. Bisogna però essere anche pragmatici e concreti. Ci sono una serie
di trasporti di persone che hanno leadership politica ed economica che non
possono essere fatte se non in questo modo, non solo per ragioni personali, ma
per sicurezza. Se sono trasporti fatti solo per ostentazione di lusso, allora
vanno evitati. Se sono trasporti che si possono fare solo in questo modo per la
situazione data, per questione di sicurezza, questo è differente e va valutato.
Da 20 anni lei segue e partecipa al WEF. Come si è
evoluto nel tempo l’evento?
Gli organizzatori non hanno solo condannato le critiche che
sono state fatte contro il Forum. Hanno cercato di allargare il confronto,
anche se non condividono le posizioni radicali. Questo è percepibile sia negli
eventi all’interno al Forum, sia all’esterno. C’è poi l’ampiezza dell’evento:
il numero di paesi partecipanti si è ampliato molto. Lo si vede sia tra i
partecipanti, che tra i media. Il panorama dei media è cambiato: ci sono
corrispondenti anche da paesi emergenti, che si ritrovano a Davos per riportare
un evento il cui interesse in Europa era già preesistente.

