Ticino
Tedesco in prima media, “si vuole trasformare la scuola in funzione del mercato”
Redazione
14.03.2023 11:00

Fabio Camponovo, presidente del Movimento della scuola, critica la scelta del Gran Consiglio di anticipare l’insegnamento della lingua di Goethe. “Una parte del Parlamento vuole mostrare che è il politico a fare la scuola”.
In Ticino il tedesco verrà insegnato già in
prima media e non più, come oggi, al secondo anno. Lo ha deciso ieri in seduta
il Gran Consiglio con 46 voti favorevoli e 41 contrari. Un cambiamento di peso, che incontra anche pareri contrari, come quello del
presidente del Movimento della scuola Fabio Camponovo. “La votazione non ci
soddisfa e dal mio punto di vista è anche motivo di preoccupazione”, spiega
Camponovo a Ticinonews. “Ciò che mi preoccupa in particolare sono le motivazioni
alla base di questa richiesta di anticipare il tedesco”. Motivazioni “di tipo
utilitaristico. L’idea che la scuola debba avere degli insegnamenti
possibilmente declinabili in termini professionali è un concetto aberrante, perché
stiamo parlando di scuola dell’obbligo, al cui interno si lavora per far
crescere, attraverso degli stimoli, la persona ragazzo”. Che ora si voglia
invece trasformare lentamente questa istituzione in funzione del mercato “è una
direzione che mi preoccupa molto”.
“Si rischia di creare un senso di estraneità nel giovane”
Per quanto concerne le problematiche a livello
pratico, secondo Camponovo anticipare il tedesco in prima media avrebbe dei
risvolti negativi sui giovani, già chiamati a confrontarsi con una realtà totalmente
nuova. “Arrivando dalle elementari, i ragazzi scoprono un mondo frastagliato,
con numerose figure di insegnanti, mentre fino a poco prima avevano un maestro
e un insieme di materie tenute da un’unica persona”. La scuola media “è un incontro
con una varietà di discipline di studio, che sono già attualmente oltre dieci”.
Se a queste si aggiungono due ore settimanali di tedesco “non facciamo che aumentare
questo panorama frastagliato e si può rischiare addirittura di creare un senso di
estraneità nel giovane, il quale avrebbe invece bisogno di una semplificazione,
perlomeno in ingresso”.
Una decisione dettata dal periodo preelettorale?
La sensazione è che a volte il mondo scolastico e quello politico
parlino due lingue differenti... “Su alcuni temi la voce della scuola rimane
sostanzialmente inascoltata”, conferma Camponovo. E in questo caso “anche la
voce del Governo. Io credo che dovrebbe prevalere il raziocinio, l’argomentazione,
la capacità di discutere tranquillamente senza affrettare i tempi”. Quello a
cui abbiamo assistito “è un piccolo colpo di forza, in periodo preelettorale,
di una certa parte del Parlamento, la quale vuole mostrare che è il politico a fare
la scuola”. Spesso si dice ‘i tecnici valuteranno poi come declinare la
posizione politica’, “ma non è così: gli insegnanti, anzitutto, non sono dei tecnici.
Inoltre, così facendo si svilisce davvero il concetto della scuola fissato
nella legge: l’articolo 1 dice che è un’istituzione educativa al servizio della
persona. Della persona, non del mercato”, conclude Camponovo.

