Salario minimo
Ticino Manufacturing adotta il salario minimo e chiude con Tisin
Redazione
30.09.2022 13:19

Foto: ©Gabriele Putzu
Le aziende di Ticino Manufacturing hanno comunicato di aver ritirato il ricorso contro la decisione dell’Ispettorato del lavoro e di essersi adeguata alla legge sul salario minimo. Risolto il contratto con il Sindacato libero della Svizzera italiana (ex TiSin).
Le aziende associate a Ticino Manufacturing hanno adottato
la legge sul salario minimo e risolto il contratto con il Sindacato Libero
della Svizzera italiana (ex TiSin). Lo comunica la stessa Associazione in un
comunicato stampa, nel quale viene spiegato che “hanno inoltre deciso di ritirare il ricorso contro la decisione dell’Ispettorato del lavoro.”
Salario minimo da settembre 2022
Le aziende associate a Ticino Manufacturing, scrive l’Associazione,
“hanno deciso, a partire settembre 2022, di adeguarsi alla legge sul salario
minimo, di procedere con il pagamento degli arretrati, nonché con la
risoluzione del contratto collettivo in vigore. Le tempistiche giudiziarie e
l’incertezza sono state giudicati fattori non sostenibili per l’attività
imprenditoriale e si è pertanto optato per l’adeguamento immediato, senza
attendere l’esito del ricorso, che pertanto verrà ritirato".
CCL con TiSin “non applicabile”
A giugno 2022, viene scritto sul comunicato, “l’Ispettorato
del lavoro si è pronunciato relativamente al contratto collettivo di lavoro
stipulato tra il sindacato TiSin e Ticino Manufacturing”, sostenendo che questo
“non fosse applicabile” e richiedendo il pronto adeguamento alla legge sul salario
minimo. Contro tale decisione “le aziende nostre associate interessate hanno
fatto ricorso, con effetto sospensivo, al Consiglio di Stato.” Ricorso che ora,
come detto, “è stato ritirato”.
Il perché di quel CCL con TiSin
“Il CCL stipulato con
l’allora TiSin”, viene spiegato dal presidente di Ticino Manufacturing, “aveva
l’obiettivo di trovare un compromesso che permettesse di arrivare, nell’arco di
qualche anno, alle soglie indicate dalla nuova legge, dando alle aziende
associate il tempo necessario per adeguarsi e non essere costrette a prendere
decisioni che danneggiassero loro stesse, i collaboratori e la piazza economica
ticinese. Il mancato riconoscimento del CCL da parte dell’Ispettorato del
lavoro ci porta verso la conclusione, di comune accordo, della relazione con il
SLSI e ci ha messo nelle condizioni di dover percorrere in autonomia una strada
che possa garantire la sopravvivenza alle nostre aziende”, conclude il
presidente.

