Tendenze
Tra pubblicità e canone, quale il futuro della TV?
Teleticino
18.08.2022 08:14

Foto: © Shutterstock
Con Gabriele Balbi, professore di storia dei media presso l'USI, parliamo dello studio di Comparis, secondo cui la funzione Replay TV viene usata principalmente per guardare trasmissioni perse e meno per evitare la pubblicità.
La Replay TV non viene usata principalmente per
evitare la pubblicità. La maggior parte degli utenti (85%) utilizza questo
servizio per guardare le trasmissioni perse, mentre quasi la metà vuole saltare
la reclame. Lo indica un sondaggio di Comparis realizzato a luglio
dall'istituto di ricerche di mercato Innofact, che ha coinvolto un migliaio di
persone in tutte le regioni della Svizzera. Con Gabriele Balbi, professore di
storia dei media presso l’USI, abbiamo voluto approfondire l’argomento e il
ruolo della televisione nei nostri salotti di casa.
Scontento nell'industria pubblicitaria
La tendenza a saltare gli spot ha creato
insoddisfazione da parte dell'industria pubblicitaria e degli stessi canali
televisivi, che si lamentano di perdere introiti legati alla pubblicità
destinati a finanziare i loro programmi. Per contrastare il problema, entro
fine anno dovrebbe essere introdotta presso tutti i fornitori la cosiddetta
"pubblicità forzata" sulla televisione in differita. Chi vorrà
saltare gli annunci potrà continuare a farlo, ma dovrà pagare un abbonamento
più caro. Basterà per tamponare le perdite? Secondo Balbi difficilmente questi
introiti torneranno in televisione: “Molti di questi introiti sono emigrati sui
social, dove la pubblicità è più profilata e non "saltabile". È anche
vero che la pubblicità televisiva continua ad avere una funzione centrale,
ovvero quella di far scoprire cose che non si conoscevano precedentemente.
Questo credo potrà ancora rimanere".
La televisione in diretta ha perso fascino?
Secondo Jean-Claude Frick, esperto Comparis in
telecomunicazioni, la televisione in diretta si è un po’ ripresa durante la
pandemia, ma ora ha perso la sua funzione sociale. "Sono chiaramente
finiti i tempi in cui la famiglia si sedeva davanti alla TV in salotto a
guardare i polizieschi la domenica sera", sottolinea Frick. Un'analisi
condivisa solo in parte dal professore. "È ovvio che non ci troviamo più
negli anni '70, '80, '90, periodi in cui la televisione era al centro del
salotto. Oggi ci sono molti più schermi, c'è la possibilità di avere meno
linearità e più informazione televisiva. Però la televisione è ancora molto
potente per gli eventi in diretta. La televisione lineare esiste ancora. Negli
ultimi anni c'è stata una moltiplicazione di tutti i canali, con la conseguente
frammentazione del pubblico. La televisione ha ancora una funzione sociale:
spesso parliamo di elementi che sono nel palinsesto televisivo attraverso i
social media”.
Un pubblico sempre più anziano
L'impressione è che oggi siano i giovani a guardare
meno la televisione in diretta, forse perché abituati alle piattaforme
streaming. Corrisponde alla realtà? "I dati dicono che il pubblico
televisivo è sempre più anziano e meno giovane”, sottolinea Balbi. “Bisogna
però definire cosa si intende per piattaforme di streaming: Netflix è una forma
di televisione o no? Quando viene per esempio rilasciata una nuova serie tv,
questa viene vista quasi in diretta da milioni di persone che si precipitano a
vederla in modo che possano poi parlarne i giorni successivi. C'è un'altra
forma di linearità, che può essere considerata relativa alle piattaforme”.
La saturazione del mercato
Le piattaforme streaming sono ormai tantissime e
anche su questo fronte si rischia la saturazione del mercato, constata Balbi. “Molte
piattaforme hanno perso o stanno perdendo molti abbonati. La crisi Netflix è
sotto gli occhi di tutti. Questa crisi dovrà essere valutata nel corso del
tempo, ma può far riemergere un tipo di televisione più tradizionale e
istituzionale”.
Il canone, quella tassa tanto odiata
In Francia il governo Macron ha deciso di abolire il
canone. In Svizzera il popolo si è fermamente opposto, ma ora si tornerà a
votare su un eventuale dimezzamento. Quale futuro per la televisione pubblica e
il canone? “Il canone è da sempre oggetto di polemiche in vari paesi del mondo”,
sottolinea Balbi. “Il servizio pubblico è però ancora rilevante per molte
ragioni: riguarda l'attendibilità, il contrasto alle fake news e l’equidistanza
politica. Il canone è un servizio per la qualità dell'informazione. In Svizzera
non finanzia solo la produzione televisiva delle reti pubbliche, ma molto
spesso anche dei privati. Quindi ha anche una ricaduta positiva su tutto il
sistema dei media svizzero”.

