FRONTALIERI
“Usare le imposte per abbassare le imposte”
Andrea Ramani
15.11.2022 11:27

Foto: © CdT/Gabriele Putzu
L’assessore lombardo Massimo Sertori ha lanciato l'idea per tentare di frenare l’emorragia verso il Ticino dei lavoratori italiani: sgravare il carico fiscale sulle imprese della fascia di confine con parte dei proventi derivanti dal nuovo accordo sui frontalieri. Una ratifica però non sembra così vicina.
Una settimana fa su alcuni portali lombardi erano apparse delle dichiarazioni
ottimistiche dell’assessore Massimo Sertori su una ratifica dell’accordo sui
frontalieri definita dallo stesso Sertori: “una questione di tempo, di poco
tempo”. Affermazioni che, se prese nel più speranzoso dei sensi, potevano lasciare
intendere che il Parlamento italiano avrebbe dato il suo via libera al testo
entro la fine dell’anno, di modo che l’accordo potesse entrare in vigore con l’inizio
dell’anno, come da programma.
Difficilmente sarà così. Su quella dichiarazione ottimistica abbiamo
chiesto ragguagli al diretto interessato: “Non si pongono limiti al futuro, ma è
difficile che si arriverà ad una ratifica entro la fine dell’anno. Credo che in
questa legislatura sarà portato avanti insieme ad alcune declinazioni interne”.
Le declinazioni a cui si riferisce Sertori riguardano un’idea che si sta
sviluppando fra Milano e Roma, ovvero diminuire il carico fiscale sulle imprese
attraverso il ricorso ai tributi aggiuntivi che si creeranno con il nuovo
accordo sui frontalieri. L’accordo, ricordiamo, prevede una tassazione
ordinaria in Italia per i cosiddetti “nuovi frontalieri”, al cui calcolo andrà
dedotto il prelievo sul reddito riscosso dalla Svizzera.
Abbassando l’imposizione delle imprese sulla fascia di confine s’intende
cercare di frenare l’emorragia di lavoratori verso il Canton Ticino.
Evitare un'ulteriore fuga di lavoratori
“Questo maggior gettito non deve restare a Roma – spiega Sertori – ma deve
andare in quei territori di confine da cui i frontalieri partono. Oggi abbiamo
dei ristoranti che potrebbe fare 100 coperti che ne fanno 50 per mancanza di
personale. C’è poi la sanità e molti altri settori confrontati con un problema
che si avverte in tutta Italia, ma che è maggiore nelle regioni di frontiera.
Vogliamo che questo maggior gettito concorra a ridurre il cuneo fiscale. Oggi
un lavoratore che prende 1000 euro al mese costa 2200 euro con gli oneri
contributivi al datore di lavoro. Se si riducono questi oneri anche attraverso
il maggior gettito, gli impiegati possono prendere qualche soldo in più in
busta paga e costano meno al datore di lavoro. Questo crea una situazione di
mercato meno sperequata”.
Un'idea da cui partire
Un’idea che per il momento è tale, seppur sia stata condivisa dall’assessore
lombardo con il neo-ministro dell’economia italiano Giancarlo Giorgetti. Se l’idea
sfocerà in qualcosa di concreto lo dirà il tempo: si tratta di una scelta
eminentemente politica che andrà portata avanti una volta ratificato l’accordo sui
frontalieri. Sul tema è previsto un incontro proprio questo pomeriggio fra il Governo
ticinese e quello Lombardo. La delegazione italiana composta dal presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana e dagli assessori Massimo Sertori e Claudia Terzi sarà ricevuta dal presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali.

