Diocesi
Vescovo solo ticinese: "Una clausola superata dai tempi"
Redazione
20.01.2023 18:02

Foto: ©Chiara Zocchetti
Per un gruppo di cittadini la regola secondo cui il vescovo di Lugano deve essere ticinese va cambiata. Luigi Maffezzoli, tra i promotori della petizione: "Le condizioni che hanno portato a questa clausola non ci sono più".
Ci vollero 83 anni affinché la Diocesi di Lugano fosse
riconosciuta come tale con il suo primo vescovo: l’allora amministratore
apostolico Giuseppe Martinoli. Il culmine di questo percorso fu la convenzione,
ancora oggi in essere, siglata nel 1968 fra il Consiglio federale e la Santa
Sede, testo che separava le due circoscrizioni ecclesiastiche di Basilea e
Lugano. Fra gli articoli dell’accordo veniva prescritto che il Vescovo di
Lugano avrebbe dovuto essere nominato dalla Sante Sede e scelto tra i sacerdoti
cittadini ticinesi. Articolo che oggi un gruppo di fedeli vorrebbe cambiare,
per far sì che la scelta possa ricadere anche su prelati non autoctoni.
Una petizione per cambiare le regole
"Libertà
di nomina del Vescovo di Lugano” è il titolo della petizione che chiede a Berna
e al Vaticano “di rivedere la convenzione per lasciare libertà di nomina”. È
arrivato quindi il momento di dare una svolta? Per Luigi Maffezzoli, giornalista e promotore della petizione, la risposta è affermativa: "Questa convenzione risale a un epoca completamente diversa da quella attuale", spiega a Ticinonews. "In passato quel cavillo aveva senso per tanti motivi: Lugano doveva staccarsi in modo definito e preciso da Basilea, non ci dovevano essere più sudditanze. Inoltre, in tempi di battaglie tra cattolici e anticlericali c'era la paura che il Papa mettesse una delle sue spie come Vescovo per controllare la politica ticinese. Tutte condizioni che oggi non ci sono più". È quindi il momento ideale per cambiare questa clausola: "In questo momento non abbiamo un Vescovo di Lugano e una decisione in tal senso non metterebbe in difficoltà nessun Vescovo", prosegue Maffezzoli. Inoltre, significa da parte della Santa Sede avere "libertà di accogliere questa proposta e discuterla con il Consiglio federale. Da parte di quest'ultimo credo che sia il momento giusto visto che Ignazio Cassis conosce la realtà e la Chiesa ticinese". Infine Alain De Reamy, attuale amministratore Apostolico, "ha dimostrato che può arrivare qualcuno da fuori e non esserci nessun problema".
L'intervista completa
Un po’ di storia
Sarebbe sbagliato immaginare che la sudditanza fin lì vissuta da Lugano nei confronti di Basilea fosse vissuta come
un giogo. Piuttosto quegli 80 anni furono l’ultimo capitolo di un lungo
processo di emancipazione delle parrocchie ticinesi da Como e Milano, a loro
volta dapprima sotto controllo dell’Impero Austro-Ungarico, attraverso lo Stato
vassallo del Regno Lombardo-Veneto, e in seguito del Regno d’Italia. Le
ambizioni d’indipendenza delle parrocchie ticinesi s’inserivano nel contesto
della nascita e dello sviluppo degli Stati nazione, in cui – nel caso ticinese
e svizzero – si alternavano governi radicali e conservatori abitati da visioni
divergenti sul ruolo della chiesa all’interno della società. L’accelerazione
avvenne nella seconda metà del 19esimo secolo, dapprima con la questione
squisitamente terrena, del trapasso dei beni ticinesi delle Mense diocesane
lombarde al Cantone, avvenuto nel 1862. Il legame con la Lombardia rimaneva
ancora forte, soprattutto nelle parrocchie ambrosiane, che avrebbero accettato
una separazione da Milano solo dopo un avvallo della Santa Sede. Dal canto suo
il Consiglio federale non era intenzionato a concedere totale autonomia alla
Diocesi di Lugano. Un primo accordo venne trovato nel 1883. Una soluzione
transitoria che traghettò fino al 1888 quando si trovò la quadra in una
convenzione che riuniva nella Chiesa di Basilea quella di Lugano. Ad
amministrare la Chiesa cattedrale riunita ci sarebbe stato un amministratore
apostolico scelto fra i preti ticinesi, con poteri episcopali. Una storia che
mostra come le regole siano in continuo mutamento, adattate al contesto storico
e alle scelte dei popoli.

