Ticino
Zali lascerà il Governo, l'MPS: «Un atto dovuto»
Red. Online
29.07.2026 14:32

Foto: © Repubblica e Cantone Ticino
Il Movimento per il socialismo auspica che quanto accaduto rappresenti un punto di svolta - «Governo e Parlamento cantonale escono male da questa vicenda»
Le dimissioni
di Claudio Zali rappresentano «un atto dovuto». È quanto ritiene l’MPS, secondo
cui tali dimissioni «arrivano dopo settimane di polemiche e dopo il progressivo
accumularsi di fatti e comportamenti che hanno profondamente compromesso la
credibilità della sua permanenza in Governo: dal caso del 14enne, agli audio
resi pubblici, fino alla vicenda della mail all'EOC». Non si è trattato,
secondo il movimento, di un episodio isolato, «ma di una serie di eventi che
hanno alimentato una crescente perdita di fiducia». Colpisce,
tuttavia – si legge ancora nella nota – «che anche nel momento delle dimissioni,
Zali dimostri di non aver compreso la gravità della situazione. Nelle sue
dichiarazioni afferma infatti che gli audio rappresenterebbero “l'espressione
di una violenza solo verbale”. È proprio quel "solo" a essere
rivelatore». Ancora oggi, infatti, «c'è chi continua a minimizzare la violenza
verbale come se fosse un fenomeno secondario». Al contrario, «sappiamo che la
violenza contro le donne si manifesta attraverso un continuum di comportamenti:
la violenza psicologica, verbale e il controllo sono forme di violenza a tutti
gli effetti e troppo spesso costituiscono il terreno sul quale si sviluppano
successivamente anche le aggressioni fisiche. Sminuire questi aspetti significa
non aver compreso la realtà della violenza di genere e il modo in cui essa si
costruisce e si alimenta».
L'auspicio
Questa vicenda
«deve però essere anche un punto di svolta. Governo e Parlamento cantonale, che
escono male da questa vicenda, incapaci di cogliere la gravità del caso e di
reagire tempestivamente, hanno il dovere di trarne insegnamento e di rilanciare
con decisione le politiche di prevenzione e di contrasto alla violenza di
genere. Non bastano le dichiarazioni di principio o l'indignazione di fronte ai
casi più eclatanti: servono investimenti concreti, risorse adeguate, competenze
specialistiche, formazione continua per le istituzioni e gli operatori, un
sostegno rafforzato ai servizi che accompagnano le vittime e un impegno
costante sul piano educativo e culturale». I troppi
episodi di violenza contro le donne, fino ai femminicidi che continuano a
segnare la cronaca, «dimostrano che siamo di fronte a un problema
strutturale, che richiede una risposta altrettanto strutturale. La politica ha
la responsabilità di agire con determinazione, mettendo la lotta alla violenza
di genere tra le priorità dell'azione pubblica». Le dimissioni «chiudono una vicenda politica, ma non possono chiudere il dibattito culturale e
istituzionale che essa ha aperto. Da chi ricopre ruoli pubblici ci si aspetta
non solo il rispetto formale delle istituzioni, ma anche la consapevolezza del
peso delle proprie parole e dei propri comportamenti. Su questo terreno resta
ancora molto lavoro da fare».

