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"Democrazia e libertà", il nuovo libro di Adriano Cavadini
Redazione
05.12.2023 05:59

Quattro chiacchiere con l'ex consigliere nazionale sul suo ultimo libro, una sorta di guida pratica per scoprire i meccanismi delle nostre democrazie. "Per avere la democrazia, bisogna anche avere la libertà”.
È uscito nelle librerie ticinesi “Democrazia e libertà”, l’ultimo
libro scritto dall’ex consigliere nazionale Adriano Cavadini. Si tratta di una
sorta di guida pratica per scoprire i meccanismi delle nostre democrazie. A Ticinonews
ha raccontato la genesi del libro e a chi è rivolto.
Può raccontarci come è nato questo libro?
“Era da diversi anni che avevo due o tre idee di libri. Poi
l’anno scorso mi sono detto che il momento attuale è difficile per la democrazia: c'è un aumento dell'astensionismo
durante le elezioni e ci sono troppi regimi nel mondo autoritari. Volevo quindi
creare qualcosa di facile accesso, un volume di divulgazione che spiegasse da
dove nasce la democrazia. Com'è la situazione nel mondo e com'è il
funzionamento della democrazia in Svizzera? A cosa servono le istituzioni? Molto
spesso la gente si chiede cosa fa la politica. Si ha l’impressione che non faccia
nulla o che non cambi mai nulla. Ho pensato che valesse la pena spiegare con
esempi e parole semplici questi concetti”.
C'è un elemento curioso: la Svizzera viene definita
assieme ad altri paesi – come Norvegia, Nuova Zelanda, Francia, Giappone - una
democrazia completa. Italia, USA, Israele, Portogallo e altri vengono invece definite
delle democrazie imperfette. Cosa si intende?
“Chi allestisce queste graduatorie si basa su un certo
numero di criteri: rappresentatività, funzionamento del governo, stabilità del
governo, possibilità del cittadino di partecipare alla vita pubblica. Sono
tutti elementi che ritroviamo in nazioni come la nostra. In altre nazioni, che
magari in passato erano complete, la situazione è peggiorata. Negli USA, ad esempio,
la democrazia è presa sottogamba. Nel 1789 aveva inserito nella sua
costituzione il principio fondamentale della libertà e della democrazia. Ma
negli ultimi anni ha avuto un presidente che si permette di assaltare il
parlamento, di chiedere al segretario di uno Stato di procurargli 12 mila voti perché
altrimenti avrebbe perso. Non sono degli atteggiamenti di una democrazia. Anche
l’Italia è una democrazia imperfetta. Uno degli elementi che giocano a suo sfavore
è che il Parlamento non è scelto dal cittadino. Il cittadino vota dei nomi su
delle liste di partito, ma poi sono le segreterie di partito che decidono quali sono i loro
rappresentanti all'interno del parlamento e li possono anche sostituire. Questo
mostra che è una democrazia imperfetta, ma sicuramente meglio delle non democrazie.
La maggior parte della popolazione nel mondo vive in paesi che hanno regimi autocratici,
dittatoriali o teocratici come l'Iran, dove non soltanto non c'è democrazia, ma
non c'è nessuna libertà. Per avere la democrazia, bisogna anche avere la
libertà”.
Per fare il suo libro si è confrontato anche con dei
giovani ed è entrato nelle scuole. Quali sono le impressioni che ha avuto
confrontandosi con loro? C'è un eccesso di disinteresse o in realtà non è come
sembra?
“Credo che oggi c'è un disinteresse un po' generale, indipendentemente
dall'età. I giovani oggi sono più informati di quanto lo fossimo noi alla loro
età: discutono, hanno i social, mentre noi studiavamo e ci occupavamo poco dei
problemi del momento. Con questo libro abbiamo creato dei gruppi di lavoro con
una classe e devo dire che erano molto motivati. Poi facevano anche le loro
riflessioni: ‘le cose vanno bene e quindi non c'è bisogno di andare a votare’
oppure ‘tanto noi non riusciamo a cambiare nulla’. Un altro gruppo ha detto: ‘Capita
che oggi vengano elette delle persone che urlano, che colpiscono la pancia
dell'elettore, mentre le persone più ragionevoli e preparate non sono elette’. Il
giovane queste cose le avverte e credo che ci voglia poco a coinvolgerlo, a
motivarlo ad interessarsi della democrazia. Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera
ed editorialista del CdT, ha detto in occasione della presentazione del libro
che le nostre democrazie hanno bisogno di una costante manutenzione se vogliamo
salvaguardarle. Dobbiamo fare in modo che la democrazia e le sue istituzioni
stiano al passo con i tempi, ma soprattutto che la gente si renda conto che è
importante partecipare, sia attraverso il voto che mettendosi a disposizione per
assumere delle cariche politiche. Oggi, purtroppo, c'è chi fa politica perché
pensa di trarne dei vantaggi. Se invece uno fa politica onestamente per spirito
di servizio e con il desiderio di dare un contributo al miglioramento del suo
Stato e della società, ecco che la politica può anche dare molte soddisfazioni”.

