Guerra in Ucraina
Referendum, non mancano le reazioni internazionali
Ginevra Benzi, Keystone-ats
28.09.2022 15:57

Foto: © Shutterstock
Ad oggi, il 97% circa degli elettori delle quattro regioni orientali ucraine che hanno partecipato al referendum è favorevole all’annessione alla Russia. Jens Stoltenberg: “I referendum fasulli indetti dalla Russia sono una palese violazione del diritto internazionale, queste terre sono dell'Ucraina".
Qualche settimana fa era giunta la
notizia relativa alla proposta di un referendum per l’annessione alla Russia dei
territori ucraini “liberati” da parte dei vertici di Russia Unita, il partito
di Putin. "Donetsk, Lugansk e molte altre città russe torneranno
finalmente a casa. E il mondo russo, oggi diviso da confini formali,
riacquisterà la sua integrità”. Parole di Putin, a cui si erano aggiunte quelle
del politico ucraino separatista filo-russo, nonché vice capo dell’amministrazione
militare russa di Kherson, Kirill Stremosov: "Puntiamo alla data del 4
novembre, anche se saremmo pronti a votare anche adesso", aveva affermato,
dicendosi certo di una partecipazione massiccia: "Siamo sicuri che l'80%
della popolazione aderirà al referendum”. Ma se il referendum dovesse passare, cosa cambierebbe?
E con quali conseguenze?
Il referendum
Una votazione in totale trasparenza, o quasi, quella per l’annessione alla Russia.
Andare casa per casa con urne trasparenti e con l’obbligo di esprimere la
propria preferenza sotto gli occhi dei funzionari. Così si è svolta la raccolta
delle firme da parte degli elettori delle quattro regioni nell’est del Ucraina,
attualmente invase dalla Russia. Nel Lugansk e nel Donetsk (quindi nel Donbass)
i “sì” hanno già raggiunto rispettivamente il 97,77% e il 97,74% con il 12% dei
voti scrutinati. Nella zona di Zaporizhzhia la percentuale di favorevoli
all’unione è del 96,94% al 22% dello spoglio, mentre a Kherson i “sì” sono al
97,47% con il 12% delle schede scrutinate. Il prossimo 4 ottobre la Camera alta
del Parlamento di Mosca potrebbe già votare l’annessione. "Rispetteremo la decisione dei residenti delle regioni. E se
decidono di aderire alla Federazione russa, senza dubbio lo sosterremo. Al
momento non vedo la necessità di convocare una seduta straordinaria. Penso che
il 4 ottobre saremo pronti a considerare la questione, se tutto è confermato e
va bene. Non lasciamo i nostri indietro", ha dichiarato Valentina Matviyenko,
presidente della Camera alta.
Territori russi
La
conseguenza fondamentale di questo riconoscimento è che la Russia considererà
tali territori come propri, facenti parte del territorio russo. Da quel
momento, un attacco a quei territori, equivarranno ad un attacco diretto alla
Russia. La Russia ha più volte dichiarato che difenderà la sua sovranità e il
suo territorio con ogni mezzo, inclusa l’arma nucleare. In tal senso, la linea
rossa si avvicina. Stamattina
è anche arrivata la reazione di Mosca: il vicepresidente del consiglio di
sicurezza Dmitry Medvedev ha dichiarato che “le repubbliche del Donbass e altri
territori saranno annessi alla Russia”. Da quel momento il Donbass sarà quindi
considerato Russia e verrà conseguentemente protetto con “qualsiasi arma russa,
comprese le armi nucleari strategiche e le armi basate su nuovi principi”.

Vittoria del referendum nel Donetsk, Lugansk, Kherson
Le autorità filorusse delle regioni di
Lugansk, Donetsk e Kherson hanno già annunciato la vittoria nei referendum di
annessione alla Russia. Lo riporta sempre l'agenzia Tass, precisando che in
base ai risultati preliminari dello spoglio, nel Lugansk il 'sì' ha vinto con
il 98,52%, nel Donetsk con il 94,75%. Anche nell'area di Kherson, dove i
conteggi sono stati ultimati, l'87,05% dei votanti ha detto 'sì' all'annessione.
Anche Zaporizhzhia punta all’annessione
Anche Zaporizhzhia
ha tenuto un referendum per l'annessione, conclusosi ieri e rigettato come
"farsa" da Kiev e dalla maggioranza della comunità internazionale. "Il
28 settembre le autorità della regione di Zaporizhzhia si rivolgeranno a Putin
con la richiesta di accettare la regione nella Federazione russa", scrive
la Tass, citando il dirigente delle autorità filorusse regionali Vladimir
Rogov.
“Verso una nuova fase battaglia”
"Ora passiamo a una nuova fase di
combattimenti come parte della Federazione Russa": lo ha dichiarato il
capo della sedicente repubblica di Donetsk, , dopo aver ricevuto
il protocollo d'esito del voto sul referendum e prima di partire per Mosca.
Kiev: “Nessun cambiamento a livello politico”
L'esito del voto per l'annessione a Mosca nei referendum
organizzati dai filorussi "non cambierà nulla" nella condotta di
Kiev. Lo aveva dichiarato il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba in una
conferenza stampa tenutasi in questi giorni con la sua omologa francese
Catherine Colonna, in visita a Kiev. "Non cambierà nulla nella nostra
politica, nella nostra diplomazia e nella nostra condotta sul campo di
battaglia", ha assicurato Kuleba.
NATO: “Referendum fasulli e senza legittimità”
Anche la
risposta della NATO non si è lasciata attendere troppo. Il segretario della Nato Jens Stoltenberg ha infatti ribadito
l'illegittimità della consultazione: "Ho appena parlato con il presidente
Zelensky e ho chiarito che gli alleati della Nato sono incrollabili nel nostro
sostegno alla sovranità e al diritto di autodifesa dell'Ucraina: i referendum
fasulli indetti dalla Russia sono una palese violazione del diritto
internazionale, queste terre sono dell'Ucraina".
Borrell: “Esito referendum falsificato”
L'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell, ha commentato i risultati dei referendum
tenutesi in 4 regioni dell’ucraina definendoli "falsificati", aggiungendo che le
consultazioni in sé sono state "illegali". "Si tratta di una nuova violazione
della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina in un contesto di
violazioni sistematiche dei diritti umani", ha scritto Borrell su Twitter. "Salutiamo il coraggio degli ucraini,
che continuano a opporsi e a resistere all'invasione russa", ha aggiunto.
Cina: “Referendum? Rispettare la sovranità territoriale
La posizione della Cina "sulla questione dell'Ucraina è stata
sempre chiara: abbiamo sempre sostenuto che l'integrità sovrana e territoriale
di tutti i Paesi dovrebbe essere rispettata", così come "gli scopi e
i principi della Carta dell'Onu". Così il portavoce del ministro degli
Esteri Wang Wenbin sul via libera all'adesione alla Federazione russa emersa
dai referendum tenuti nelle regioni dell'Ucraina occupate dalle truppe di
Mosca, aggiungendo che anche "le legittime preoccupazioni sulla sicurezza
di tutti i Paesi dovrebbero essere prese sul serio e dovrebbero essere
sostenuti gli sforzi per una soluzione pacifica della crisi". Wang, nel
corso del briefing quotidiano, ha ricordato che Pechino non si tirerà indietro
rispetto al ruolo a livello internazionale. "In quanto grande Paese
responsabile, la Cina si è sempre impegnata a persuadere la pace e a promuovere
i colloqui" per una soluzione rapida della crisi. "Saremo sempre
dalla parte della pace e continueremo a svolgere un ruolo costruttivo
nell'attenuare la situazione" in Ucraina, ha assicurato il portavoce.
Germania: "non riconosceremo l'esito del referendum"
"La Germania non riconoscerà mai l'esito dei referendum". Lo ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz, in una telefonata con il presidente ucraino Voldymyr Zelensky, di cui riferisce la cancelleria in una nota.

