Ambiente
Wwf, “In 50 anni distrutto il 69% della fauna selvatica mondiale”
Keystone-ats
13.10.2022 09:42

Foto: © Shutterstock
L’Organizzazione si dice “estremamente preoccupata da questi nuovi dati” e lancia un appello per la COP15: “Ci aspettiamo un ambizioso accordo”.
Meno 69% a livello mondiale e 94% in
America Latina e nei Caraibi. È la perdita di fauna selvatica, ovvero di popolazioni
di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci registrata dal 1970 ad oggi dal
Wwf, il quale -tramite il Living Planet Report 2022- monitora quasi 32'000 popolazioni di
5'230 specie di vertebrati e lancia un appello per la COP15 di dicembre:
"ci aspettiamo un ambizioso accordo" in grado di invertire la perdita
di biodiversità.
L’allarme lanciato dal Wwf
"Una doppia
emergenza, il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, minaccia il
benessere delle generazioni attuali e future", dichiara il direttore
generale del Wwf, Marco Lambertini. "Il Wwf è estremamente preoccupato da
questi nuovi dati - aggiunge Lambertini - che mostrano un calo devastante delle
popolazioni di fauna selvatica, in particolare nelle regioni tropicali che
ospitano alcune delle aree più ricche di biodiversità al mondo".
Animali d’acqua dolce, calo dell’83%
Fra le specie
monitorate dal Living planet report ci sono i delfini rosa di fiume
dell'Amazzonia, le cui popolazioni sono crollate del 65% tra il 1994 e il 2016
nella Riserva brasiliana di Mamirauá; i gorilla di pianura orientale, il cui
numero ha subito un declino stimato dell'80% nel Parco nazionale di
Kahuzi-Biega in Congo tra il 1994 e il 2019; e i cuccioli di leone marino
dell'Australia meridionale e occidentale, il cui numero è calato di due terzi
tra il 1977 e il 2019. Complessivamente, come gruppo di specie, la riduzione
maggiore riguarda le popolazioni d'acqua dolce monitorate, diminuite in media
dell'83% a causa della perdita di habitat e delle barriere alle rotte
migratorie.
Colpa del cambiamento climatico, ma non solo
Secondo il Living
planet report le principali cause del declino delle popolazioni di fauna
selvatica sono i cambiamenti nell'uso del suolo e del mare, lo sfruttamento
eccessivo di piante e animali, il cambiamento climatico, l'inquinamento e le
specie aliene invasive, le minacce provenienti da agricoltura, caccia e
bracconaggio, e deforestazione sono particolarmente gravi ai tropici; mentre
hotspot di inquinamento sono particolarmente importanti in Europa. Inoltre, a
meno che non limitiamo il riscaldamento globale a meno di 2°C, o
preferibilmente 1,5°C, è probabile che il cambiamento climatico diventi la
causa principale della perdita di biodiversità e del degrado degli ecosistemi
nei prossimi decenni.
La sostenibilità è l’unica soluzione
Il rapporto indica
che solo aumentando gli sforzi di conservazione e ripristino, producendo e
consumando, in particolare il cibo, in modo più sostenibile e decarbonizzando
rapidamente e profondamente tutti i settori sarà possibile mitigare la doppia
crisi di clima e natura.

