L'accusa
Clima, le Ong puntano il dito contro la piazza finanziaria svizzera
Keystone-ats
07.11.2022 13:34

Foto: ©Gabriele Putzu
Public Eye e Greenpeace accusano le banche svizzere di essere responsabili dei danni climatici attraverso i loro affari, in primis con il commercio di carbone.
“Circa il 40% del
carbone mondiale viene negoziato dalla Svizzera, quando quest'ultima si è
impegnata ad abbandonare totalmente questa sorgente energetica”. È la denuncia
mossa dall'ONG Public Eye, a margine della COP27, la Conferenza dell'Onu sul
clima che si apre ufficialmente oggi. Dal canto suo, Greenpeace punta il dito
contro la piazza finanziaria elvetica considerandola responsabile dei danni
climatici.
L’accusa di Public Eye
"Il nostro paese
conta oggi 245 società attive nel carbone", critica l'organizzazione non
governativa (ONG) Public Eye in una nota odierna. L'accumulo di emissioni
legati all'estrazione, al trasporto e alla trasformazione in elettricità del
carbone negoziato in Svizzera, corrisponde a circa 5,4 miliardi di tonnellate
di CO2 rilasciati all'anno nell'atmosfera, stima l'ONG. Una cifra superiore
alle emissioni annuali degli Stati Uniti.
Secondo un recente
rapporto di Public Eye consacrato a questo settore, le banche svizzere hanno
"prestato 3,15 miliardi di dollari all'industria elvetica del
carbone" da quando la Svizzera ha firmato l'Accordo di Parigi nel 2015. La
Svizzera si è tuttavia impegnata ad abbandonare totalmente questa fonte
energetica, che è "la più inquinante al mondo", ricorda l'ONG.
Le banche nel mirino della Ong
Credit Suisse ha
fornito più della metà dei fondi, mentre le banche cantonali zurighese, vodese
e ginevrina sono anch'esse fra i creditori. Tuttavia, la proprietà pubblica di
queste ultime "inviterebbe (...) a rispettare maggiormente gli impegni
politici della Confederazione", sottolinea Public Eye.
La risposta dei diretti interessati
Credit Suisse, la
Banca cantonale vodese e quella ginevrina hanno manifestato il loro stupore
riguardo a queste cifre ieri sera al telegiornale "19h30" della RTS.
"Ci siamo impegnati a ridurre le nostre emissioni finanziate nei settori
del petrolio, gas e carbone del 49% entro il 2030 e del 97% entro il
2050", ha precisato per iscritto Credit Suisse.
“Prendete delle misure per abbandonare queste attività”
Public Eye chiede in
una petizione al Consiglio federale e al Parlamento di prendere delle misure
per "un completo abbandono di quest'attività climaticida" da qui al
2030. "Con la sua posizione dominante nel settore del carbone, la Svizzera
ha una leva di politica climatica e una responsabilità per la sicurezza
energetica globale", indica Public Eye.
La strategia climatica elvetica? “Decisamente insufficiente”
In una nota odierna
pubblicata a margine dell'apertura della COP27 in Egitto, l'ONG Greenpeace
stima dal canto suo che la piazza finanziaria elvetica "si trova su una
traiettoria che va fino a 4°C di riscaldamento". L'ONG lamenta il fatto
che sette anni dopo aver aderito all'Accordo di Parigi, la Svizzera "non
dispone ancora di direttive obbligatorie per ridurre i danni climatici di cui
la piazza finanziaria e la Banca nazionale svizzera sono responsabili". "Questa
situazione è suicida se consideriamo che la piazza finanziaria è la più grande
leva della Svizzera per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni
globali", ha aggiunto. In generale Greenpeace stima che la strategia
climatica elvetica, come quella di altri Paesi ricchi, è "decisamente
insufficiente".

