Camere
“Il reato d’assassinio non va prescritto dopo 30 anni”
Keystone-ats
09.01.2024 17:04

Foto: Reguzzi
È quanto prevede una modifica del Codice penale elaborata dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati e inviata in consultazione fino al 16 di aprile.
Chiunque - ad
eccezione di un minore - si macchi di assassinio, reato che implica una
condanna a vita, non deve beneficiare della prescrittibilità. Il termine di
prescrizione per questo crimine è attualmente di 30 anni. È quanto prevede una
modifica del Codice penale elaborata dalla Commissione degli affari giuridici
del Consiglio degli Stati (CAG-S) e inviata in consultazione fino al 16 di
aprile.
Un dibattito contrastato
La modifica del
codice fa seguito a un'iniziativa del Canton San Gallo approvata dalle Camere
nel 2021. Rispetto al testo dell'iniziativa, la CAG-S ha considerato solo il
crimine di assassinio, e non tutti i "reati gravi" passibili di una
pena detentiva "a vita", spiega una nota odierna dei servizi
parlamentari. La proposta sangallese è stata oggetto di un dibattito assai
contrastato in commissione, spiega il comunicato. In particolare si è soppesato
l'interesse dei congiunti delle vittime affinché le circostanze dell'assassinio
siano chiarite e il suo autore venga punito, al quale si contrappone
l'importanza della prescrizione ai fini del ripristino della pace giuridica.
Allineate le due camere
Un altro punto
controverso della questione riguarda i progressi tecnologici, in particolare le
analisi del Dna, e su come queste ultime possano influire nella pratica sulle
indagini di delitti commessi decenni prima. Come ricordato, il parlamento ha
accolto l'iniziativa nel 2021. Dopo un primo voto negativo degli Stati, i
"senatori" sono ritornati sui loro passi - per un solo voto, 21 a 20
- adeguandosi al parere positivo (anche in questo caso di misura) del Consiglio
nazionale.
Cosa dice oggi la legge
Attualmente il
diritto penale prevede l'imprescrittibilità per il genocidio, i crimini contro
l'umanità, i crimini di guerra e gli atti terroristici qualificati, nonché i
reati sessuali o pedopornografici commessi su bambini. Con la sua iniziativa,
San Gallo voleva abolire la prescrizione per chi ha commesso un reato grave.
Nelle motivazioni dell'iniziativa, si sottolinea che i termini attuali
potrebbero impedire la risoluzione di taluni casi. In particolare, i progressi
delle analisi genetiche consentirebbero agli inquirenti di trovare le prove
della colpevolezza di un sospetto molti anni dopo i crimini.

