Criminalità
In aumento in Svizzera le chiamate shock. In Ticino 30 truffe andate a segno
Redazione
28.09.2023 13:47

Quest’anno il numero di truffe supera già le 2'800, per un danno economico di circa 8 milioni di franchi. Lanciata una campagna di prevenzione.
Le truffe telefoniche, e in particolare le chiamate shock,
sono in aumento in tutta la Svizzera. Solo quest'anno sono già state registrate
più di 2'800 chiamate shock o truffe telefoniche del falso nipote, che hanno
arrecato un danno economico pari a circa 8 milioni di franchi svizzeri. Si
tratta di un numero di casi tre volte superiore a quello dell'anno scorso. Nel
Canton Ticino, a fronte di diverse centinaia di tentativi, le truffe andate a
segno nel 2023 sono una trentina, per un danno economico arrecato di oltre 1
milione e mezzo di franchi. Da gennaio a oggi la Polizia cantonale ha
effettuato una decina di arresti. Di norma, si tratta di persone legate a
gruppi familiari che hanno la loro base in Polonia e Italia.
La campagna
Oltre alle perdite finanziarie, le truffe telefoniche
causano grande sofferenza personale a chi le subisce. Oggi, la Prevenzione
Svizzera della Criminalità e i Corpi di polizia cantonali e comunali lanciano
una campagna nazionale di prevenzione contro queste truffe. La campagna,
sostenuta dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti
cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) e da Pro Senectute, durerà fino a metà
novembre.
La “truffa del falso nipote”
Tutto ha avuto inizio con la "truffa del falso
nipote", in cui i malviventi telefonano specificatamente a persone anziane
facendo credere loro di essere un parente che si trova in una situazione di
emergenza. Sperano così di convincere le loro vittime, pronte ad aiutare, a
consegnare denaro a presunte persone di fiducia. Oggi esistono numerose
varianti di questa truffa: a volte l'interlocutore si presenta come un
"primario" che afferma di dover operare il figlio infortunato della
vittima, ma che per procedere ha bisogno di essere pagato anticipatamente.
Un'altra volta si definisce un "avvocato" che vuole far uscire dal
carcere preventivo la figlia della vittima arrestata per aver investito un
bambino o una donna incinta, ma che per farlo occorre versare prima una certa
somma di denaro. Altre volte, invece, afferma perfino di essere un "agente
di polizia" che mette in guardia dalla presenza di ladri nelle vicinanze
dell'abitazione della vittima e che quindi vuole passare personalmente a casa
sua per "mettere al sicuro denaro e oggetti di valore".
Il “modus operandi”
Lo schema delle chiamate è sempre lo stesso: una presunta
figura autoritaria comunica una notizia scioccante (ma falsa) che provoca nella
vittima uno stato di stress. I truffatori sanno perfettamente che è più
difficile agire razionalmente quando si è in preda all'emozione e bisogna
affrontare una situazione del genere. Sfruttano quindi la disponibilità della
vittima ad aiutare con del denaro. Dopo lo shock telefonico, di regola segue
pure quello di essere stati raggirati e quindi truffati. Dopo un'esperienza del
genere, molte vittime si vergognano, non osano parlarne e quindi spesso non
sporgono denuncia.
La campagna di prevenzione
Con questa campagna nazionale, la Prevenzione Svizzera
della Criminalità e la Polizia desiderano sensibilizzare la popolazione su come
agire quando si riceve una chiamata scioccante e come superare questo momento
di disorientamento. L'accento è posto soprattutto sulla formula della truffa
sopraccitata, come minimo comune denominatore di tutte le chiamate fraudolente.
Si è preferito invece non parlare delle diverse varianti, perché se ne
aggiungono continuamente di nuove. Oltre a uno spot televisivo che mette in
scena una chiamata shock, vi saranno anche manifesti, volantini, una ‘landing
page’, informazioni sui social media e, in "omaggio", un espositore
da tavolo da collocare accanto al telefono. Questo espositore funge da
promemoria per ricordare che esiste un modo semplice per sfuggire all'incubo di
una chiamata shock: "Riappendete subito!". Sul retro dell'espositore
ci sono ulteriori raccomandazioni su come agire in un simile caso: per esempio,
si consiglia di chiamare la polizia subito dopo aver ricevuto la telefonata.
Pro Senectute sostiene questa iniziativa con una campagna di affissione. I
manifesti, i volantini e gli espositori da tavolo possono essere richiesti alla
Polizia.


