Crisi umanitaria
Migranti, il Cantone non esclude il ricorso alle pensioni
Redazione
05.11.2022 10:21

Da settembre è salita la pressione migratoria sulla Svizzera, vicina ai livelli della crisi del 2015-2016. Anche il cantone per conto degli uffici del DSS si sta muovendo per rispondere alla domanda di posti letti per profughi Afghani. “Non escludiamo il ricorso a pensioni private” ci spiega Renzo Zanini dell’Ufficio richiedenti l’asilo.
Il settore della migrazione in Svizzera sta vivendo una
situazione di estrema urgenza, non solo legata alla gestione dei profughi
ucraini. Da mesi il nostro Paese deve infatti far fronte ad un numero sempre
maggiore di richieste d’asilo di persone provenienti in particolare da
Afghanistan e Siria. Ora anche i Cantoni sono stati chiamati ad offrire alloggi
supplementari.
“Dopo un periodo di stallo le richieste tornano a crescere”
“Finita la pressione dei profughi ucraini durante l’estate c’è
stato un periodo di stallo”, ci ha spiegato Renzo Zanini, capo dell’Ufficio dei
richiedenti d’asilo. Tuttavia i numeri dell’asilo ordinario “hanno cominciato a
crescere principalmente nel corso del mese di settembre”. Un fenomeno che forse
non è così facile percepire, “perché non sono arrivi direttamente sul
territorio come nel caso dell’Ucraina”. Si tratta infatti di persone che
chiedono asilo in Svizzera e che vengono distribuite nei Centri d’asilo federali,
“da lì poi attribuiti ai singoli Cantoni. Per questo motivo si tratta di un
fenomeno non direttamente percepibile”.
Oltre 2'600 richieste solo a settembre
A corroborare le parole del capo dell’Ufficio dei
richiedenti l’asilo, Renzo Zanini, ci sono le cifre fornite dalla Segreteria di
Stato della migrazione. Nel corso dell’anno, le domande d’asilo in Svizzera
hanno iniziato a crescere, raggiungendo le 2’681 nel mese di settembre. Livelli
vicini all’ultima crisi migratoria, quella del 2015-2016, quando al confine sud
si ammassarono migranti africani respinti dalla Svizzera. I migranti che oggi
seguono la rotta balcanica, entrano in Svizzera principalmente dall’Austria. Già
in tempi non sospetti, nel novembre dell’anno scorso, le autorità sangallesi
lanciarono un grido dall’allarme, ma con l’inverno il flusso migratorio
rallentò prima di riprendere vigore quest’estate. Un fenomeno mediaticamente
oscurato dai 70mila ucraini che hanno richiesto finora uno statuto di
protezione S, ma che la settimana scorsa ha fatto correre ai ripari la SEM. Da
giovedì scorso le persone oggetto di allontanamento saranno trasferite
anticipatamente ai Cantoni. In Ticino l’Ufficio che fa capo al DSS è alla
ricerca di un centinaio di alloggi supplementari.
“Necessarie altre soluzioni”
“A livello cantonale abbiamo circa 400 persone alloggiate in
centri collettivi e il margine di manovra è abbastanza ristretto”, ci spiega
sempre Zanini. La Confederazione ha annunciato per le prossime settimane un numero
sempre crescente di attribuzioni, “bisogna quindi trovare altre soluzioni. Al momento
stiamo verificando diverse possibilità per capire quali sono le migliori e le
più adatte alla situazione”. Quello che il Cantone deve fare in questa fase è “adattare
il proprio dispositivo di accoglienza al numero sempre crescente di persone attribuite
dalla Confederazione”. Come? “Concretamente,
bisognerà agire per tappe: la prima, come è stato già fatto nell’ambito della
crisi Ucraina, è fornire a tutti un alloggio, nella seconda fase bisogna garantire
una presa a carico e in una terza fase bisogna ottimizzare l’alloggio
attribuito”. Adesso si è nella fase in cui “stiamo trovando in tempo rapido un
alloggio per tutti. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sarà poi nostro
compito verificare che l’alloggio sia il migliore possibile”. Le opzioni in
ogni caso non mancano, “quello che posso dire è che nel breve termine dovremo
forse far capo anche all’alloggio in pensioni private”.
22mila domande entro fine anno
Ieri è stato annunciato che dal 14 novembre saranno disponibili
200 posti letto ricavati dalla tripla palestra di Liestal, nel Canton Basilea
Campagna. Scelte che indicano la situazione d’urgenza generale a cui è
confrontato l’intero Paese, confrontato con le sfide legate all’accoglienza di
profughi in provenienza da Oriente. “Qui parliamo principalmente di persone
provenienti dall’Afghanistan e dalla Turchia e la tipologia del richiedente d’asilo
varia dalla famiglia numerosa o monoparentale alla persona singola al minorenne
non accompagnato”. Entro fine anno la Segreteria di Stato della migrazione
stima che le domande d’asilo raggiungeranno quota 22mila. Nel 2016 furono
27mila, 39mila l’anno prima.

