DEMOCRAZIA DIRETTA
Raccolta firme online: “È un passo nella giusta direzione”
Redazione
01.05.2025 20:42

Secondo il politologo Nenad Stojanovic, l’apertura alla raccolta di firme elettronica per iniziative e referendum potrà avere effetti positivi per la democrazia.
Oggi se volete lanciare un’iniziativa popolare o un
referendum dovete raccogliere le firme. Per strada o porta a porta, lo dovete
fare in ogni caso a mano. Presto potrebbe non essere più così, infatti il
Consiglio federale ha gettato le basi legali per cambiare le cose e rendere
possibile la raccolta di firme online, il cosiddetto e-collecting. Per ora sarà
possibile farlo per valutare come funziona, con dei progetti pilota, è però un
primo passo per cambiare di molto e per sempre la democrazia diretta elvetica.
L’e-collecting potrà essere usato per iniziative popolari, referendum, ma anche
per la raccolta delle firme dei proponenti di un candidato o di una lista elettorale.
Come cambierà la nostra democrazia? Lo abbiamo chiesto al politologo Nenad
Stojanovic.
La raccolta firme elettronica sarebbe un bene per la
democrazia?
"Penso sia un passo nella giusta direzione. Oggigiorno ormai
utilizziamo diversi strumenti e attrezzi digitali nella nostra vita quotidiana
ed è un po' peccato non utilizzare queste nuove tecnologie per far avanzare
anche le questioni relative alla raccolta firme per iniziative e referendum. Da
un punto di vista tecnologico si potrebbero già oggi raccogliere elettronicamente".
La democrazia elettronica spesso si ferma ai progetti
pilota, come mai?
"Sì, si può dire che avanziamo a passi lenti, però si avanza.
Per il voto elettronico ci sono stati diversi progetti pilota più o meno anche
riusciti. Si fa un po' fatica a fare il passo decisivo, permettendo di votare
elettronicamente a chiunque lo voglia. Dal mio punto di vista è solo una questione
di tempo. Ora stiamo parlando però della e-collecting, cioè della raccolta
firme per iniziative e referendum in via elettronica, oppure anche della
raccolta firme che sono necessarie per sostenere le candidature alle elezioni. Ogni
candidato di un partito deve presentarsi con una serie di firme. Anche questo si
potrebbe accelerare o facilitare attraverso e-collecting".
La raccolta elettronica ridurrebbe il rischio di irregolarità?
"Certo. Ognuno di noi come cittadini con diritto di voto avrebbe
una "carta d'identità elettronica", ossia un codice che permetta di
firmare referendum o iniziative. Questo limiterebbe tantissimo gli abusi che
ogni tanto si constatano. Lo abbiamo visto negli scorsi mesi, ci sono state
diverse polemiche su questo. Come ogni cambiamento, questa modalità presenta dei
vantaggi e degli svantaggi. Dal mio punto di vista prevalgono i vantaggi".
Come mai i politici sembrano un po’ restii di fronte a
questi strumenti?
"Questo fa parte della storia della democrazia, anche in
Svizzera. Ogni volta, quando si proponevano delle riforme, c’erano delle
resistenze, come introdurre il referendum facoltativo, l'iniziativa, il diritto
di voto alle donne, il voto per posta...I politici, sbagliando, tendono a
pensare che queste riforme favoriscono una o l'altra parte politica, la destra
piuttosto che la sinistra o viceversa. Invece non è così. Oggi nessuno
metterebbe più in questione il voto per posta o il voto alle donne. Anche ora
per il voto elettronico o e-collecting ci sono delle resistenze, ma è solo una
questione di tempo".
Rischiamo che vengano lanciati troppe iniziative e
referendum?
"Non lo penso e mi baso su uno studio che dei colleghi
dell'università di Berna hanno realizzato tre o quattro anni fa. Analizzando l’e-collecting,
hanno appurato che il rischio di un fortissimo aumento di referendum e
iniziative non c'è. Forse ci sarà un leggero aumento, ma in fondo anche questo
fa parte della democrazia. Perché non permettere anche a gruppi di cittadini “normali”
di lanciare un referendum? Lo possono fare anche oggi, però è molto più
difficile. Sarebbe più facile per questi gruppi senza tanti mezzi finanziari essere
attivi nel campo della democrazia diretta se un giorno avremmo l'e-collecting come
una prassi consolidata. Il che, purtroppo, non è ancora il caso".

