Fiscalità
Telelavoro dei frontalieri, “Serve un accordo amichevole fra Svizzera e Italia”
Redazione
09.01.2023 13:47

Foto: Immagine Cdt/Crinari
Le associazioni Cc-Ti, Aiti, Ocst e Unia hanno scritto alla Segreteria di Stato chiedendo di raggiungere un accordo con l'Italia per mantenere un regime speciale per il telelavoro parziale dei frontalieri oltre il 31 gennaio 2023.
La notizia era emersa già prima di Natale: l’Accordo amichevole
concluso tra Svizzera e Italia nel giugno 2020 sul telelavoro dei frontalieri
non verrà prorogato. Il regime speciale finirà il 1° febbraio 2023 e a partire da
tale data si tornerà alla modalità di imposizione usuale: in caso di telelavoro
il frontaliere diventerà soggetto fiscale italiano anche per un solo giorno di
attività in Italia. Una novità accolta sfavorevolmente negli scorsi giorni dalle associazioni Cc-Ti,
Aiti, Ocst e Unia, che hanno deciso di inviare una lettera congiunta alle autorità
federali.
I vantaggi del telelavoro
“L’Accordo amichevole in materia fiscale e l’applicazione
flessibile della soglia del 25% (percentuale lavorativa, ndr) per l’assoggettamento alle assicurazioni
sociali hanno introdotto regimi straordinari che hanno aiutato la nostra
regione ad affrontare la difficile crisi sanitaria”, si legge nella missiva. Il
telelavoro praticato di recente, oltre ad aver permesso la continuazione
dell’attività economica, “ha contribuito a ridurre, almeno parzialmente, il
traffico e il relativo carico ambientale”. Inoltre, “è potenzialmente un utile
strumento anche nell’ottica del risparmio energetico, tema di strettissima
attualità”.
“Verso una situazione di incertezza”
Le associazioni e i sindacati firmatari della lettera hanno
appreso quindi “con stupore” della decisione dell’Italia di porre fine, “con un
solo mese di preavviso e senza soluzione transitoria”, a questa situazione che
ha portato benefici a tutti. Questa forma di lavoro è diventata infatti una
modalità che aziende, lavoratori e lavoratrici “potrebbero voler utilizzare
anche in tempi ordinari e non solo di crisi. Prova ne è il recente accordo
trovato proprio dalla Svizzera con la Francia sul telelavoro durevole dei
frontalieri francesi”. Il brusco ritorno, senza fasi transitorie, al regime
fiscale ordinario il prossimo mese di febbraio, “crea pertanto una situazione
di incertezza, che le aziende e i loro dipendenti vorrebbero evitare”.
“Si crea una discrepanza”
In materia di assicurazioni sociali, si legge ancora, il
regime speciale Covid è stato prorogato fino al 30 giugno 2023. “Abbiamo quindi
una chiara discrepanza tra i regimi fiscali e assicurativi, in relazione alla
medesima persona e al medesimo lavoro”. Discrepanza che associazioni economiche e sindacali chiedono di risolvere. Inoltre, anche nel regime ordinario in
materia di assicurazioni sociali è comunque già prevista una soglia del 25%
(riferita al tempo lavorativo), al di sotto della quale la persona in
telelavoro “non viene mai assoggettata agli istituti previdenziali italiani”.
Per questa ragione “riteniamo importante che le autorità svizzere e italiane
trovino celermente una regolamentazione più adeguata alla situazione,
introducendo delle soglie di telelavoro durevoli anche in ambito fiscale,
idealmente parificandole a quelle assicurative”.
Come risolvere la questione
La soluzione, secondo le associazioni, potrebbe essere raggiunta
tramite un accordo amichevole tra le rispettive autorità fiscali, “che non
prevede le lungaggini procedurali invece applicabili alla ratifica degli
accordi internazionali veri e propri”. Il problema non verrebbe infatti risolto
in modo diretto e automatico neppure dall’Accordo sulla fiscalità dei
frontalieri attualmente in fase di ratifica da parte del Parlamento italiano, “innanzitutto
perché entrerebbe in vigore al più presto nel 2024 e quindi troppo tardi per
risolvere un problema che si produrrà invece tra meno di un mese”.
Secondariamente, “perché lo stesso accordo prevede che per regolare il
telelavoro le parti devono comunque trovare ancora un’intesa con procedura di
amichevole composizione, ovvero proprio quanto da noi suggerito”.
Le richieste
Le associazioni e i sindacati firmatari della missiva
chiedono quindi alla Segreteria di Stato di intervenire immediatamente presso
le autorità italiane al fine di “concordare un regime, anche transitorio, che
permetta la continuazione del telelavoro parziale oltre il 31 gennaio 2023”.

