Ticino
Aiuti cantonali ai media chiusi in un cassetto, Isabella: "Si potrebbe riprendere il dossier"
Redazione
27.02.2025 20:39

La proposta formulata dall’allora deputato centrista Lorenzo Jelmini potrebbe venire rispolverata. Il relatore: "I conti del cantone in questi anni non ci hanno permesso di velocizzare sul tema”.
“Passività di fronte alla crisi dei media”. È l’accusa mossa dall’Associazione
ticinese dei giornalisti (ATG) alla politica (anche quella cantonale) dopo la
notizia di ieri relativa ai 5,5 posti di lavoro che il quotidiano laRegione
dovrà tagliare. Un tema, quello del sostegno da parte della politica al settore dell'informazione, già emerso in passato; pochi giorni prima dello
scoppio della pandemia, l’allora deputato centrista Lorenzo Jelmini presentò una mozione in cui chiedeva di introdurre aiuti indiretti cantonali ai media.
Nel 2021, il Consiglio di Stato liquidò la questione: il motivo? Le Camere
stavano per sfornare un pacchetto di aiuti federali. Il resto è storia nota: nel 2022 questo pacchetto venne bocciato dal
popolo alle urne. Ma la proposta di Jelmini, a livello cantonale c’è ancora e
giace nei cassetti della Commissione economia del Gran Consiglio. Sul tema, il
relatore è Claudio Isabella, granconsigliere del Centro. “Siamo in attesa di caprie cosa succederà a livello federale”, afferma Isabella ai microfoni
di Ticinonews. “Inoltre, i conti del nostro cantone in questi anni non ci hanno
permesso di velocizzare sul dossier. Ora invece lo si potrebbe tirare fuori, visti anche
gli ultimi dati per quanto riguarda il preventivo 2025, con gli 80 milioni arrivati da Berna”.
Jelmini: “È la politica a dover decidere”
Il dossier cantonale potrebbe quindi sbloccarsi, senza più attendere che
le Camere federali decidano se, quanto e come fornire aiuti indiretti alla
stampa. “Ai tempi era un atto dovuto e alla luce delle notizie emerse in questi
giorni, è una richiesta che deve essere affrontata”, spiega Jelmini, che
aggiunge: “È un atto politico, per cui è la politica a dover decidere se il
pluralismo nell’informazione è un aspetto importante”.
Bassi: “L’informazione deve saper reagire ai cambiamenti del mercato”
L’iniziativa di Jelmini non precisava il tipo di aiuti indiretti
previsti per la stampa cantonale. Lo scopo era di trovare una convergenza
trasversale nel Parlamento ticinese con una soluzione condivisa. Anche dalla
destra: la sua proposta era stata infatti sottoscritta da Amanda Rückert della
Lega, mentre l’Udc rimane contraria. “Ci sono due temi fondamentali. Uno è
quello dell’indipendenza tra l’informazione dei media e la politica: degli
aiuti, diretti o indiretti, potrebbero compromettere quella che è la neutralità
dell’informazione”, esemplifica la deputata democentrista Raide Bassi. “Vi è
poi un secondo aspetto, che è quello del mercato; l’informazione è un’attività
economica a tutti gli effetti e deve anche potersi adeguare e saper reagire ai
cambiamenti di mercato”.
Le proposte
Negli scorsi mesi il tema degli aiuti ai media è già tornato in Parlamento con un’interrogazione di Giulia Petralli dei Verdi. Nella sua risposta,
il Governo ribadisce: prima di muoverci in Ticino, aspettiamo le decisioni di
Berna. Ma che tipo di soluzione si potrebbe vedere come aiuto cantonale alla
stampa? “Un esempio potrebbe essere quello del canton Friburgo, ovvero co-finanziare
abbonamenti alle testate giornalistiche, soprattutto per i più giovani e per gli
anziani”, risponde Petralli. “Ma penso anche a degli investimenti
diretti per dei progetti specifici, come la digitalizzazione”.
Jelmini: “Un’informazione variegata è fondamentale”
Nel frattempo, il settore vive una crisi esistenziale. Purtroppo, però,
non è l’unico a essere in difficoltà. “Ci sono sempre temi più importanti,
ma anche permettere alle persone di avere una corretta e più variegata
informazione è fondamentale per far crescere la società e la cultura nel nostro
cantone”, conclude Jelmini.

