Animali
Aviaria, “bisogna evitare il contatto con gli animali selvatici”
Redazione
29.11.2022 06:01

Il veterinario cantonale Luca Bacciarini commenta la notizia del virus dell'influenza aviaria riscontrato in Ticino. “È rarissimo che colpisca l’uomo”.
È notizia di ieri: in un cigno del Locarnese è stato
rilevato il virus dell’influenza aviaria. A darne notizia è stato il Dipartimento della sanità e della socialità. L'esemplare
in questione è un giovane cigno. Si tratta del secondo caso registrato in
Svizzera di influenza aviaria quest’autunno, dopo quello riscontrato in
un’azienda detentrice di animali nel Canton Zurigo.
Il virus
Sono però migliaia
gli episodi che sono stati scoperti in Europa e in Asia a partire dal 2020 e che in
alcuni casi hanno portato all’abbattimento di interi allevamenti. “Già nell'inverno 2021/22 il
virus dell’aviaria era presente in tutta l'Eurasia, e ha continuato ad esserlo anche
in primavera e in estate nel 2022”, spiega a Ticinonews il veterinario cantonale Luca Bacciarini.
“Questo è strano, perché
di solito durante la tarda primavera, in estate e in autunno i virus
dell'influenza non ci sono”. In Europa “abbiamo trovato migliaia e migliaia di
uccelli, acquatici e non, morti, positivi al virus, e anche moltissimi
allevamenti dove si è dovuto sopprimere gli animali perché si erano infettati”.
Un pericolo per l’uomo?
Di per sé il virus “potrebbe colpire anche l'essere umano. Da
quello che si sa, però, solo in rarissimi casi e se le persone sono esposte a
una carica virale molto alta. Faccio un esempio: due dipendenti che lavoravano
in un allevamento di polli infetti che hanno dovuto essere soppressi in Spagna,
sono risultati positivi all'aviaria ma non mostravano nessun sintomo, erano
asintomatici. Questo potenziale residuo tuttavia c'è”.
“Evitare il contatto con gli animali selvatici”
Come bisogna agire? A livello selvatico “non possiamo
impedire le immigrazioni e non abbiamo modo di evitare che gli animali
selvatici si spostino”, prosegue Bacciarini. È importante quindi fare in modo
che il virus “non passi dall'animale selvatico al domestico: o teniamo i polli rinchiusi
nel pollaio, che dovrebbe avere il tetto, in modo che anche le feci di
possibili uccelli selvatici non possano entrare”, oppure, se si lasciano
uscire, “devono essere sorvegliati, o quantomeno occorre assicurarsi che animali
esterni non entrino a mangiare e a bere e, di conseguenza, a contaminare il
pollaio”. Il metodo più sicuro, in ogni caso, “è lasciarli chiusi all'interno”.
Un altro aspetto importante riguarda il tenere separato il pollame dalla parte
acquatica (oche e anatre), che sono più sensibili. Il virus può inoltre essere
trasmesso “anche da oggetti contaminati, quali calzature o vestiti di una
persona che è entrata in contatto con un animale infetto”. Bisogna prestare
attenzione alle norme di biosicurezza “e fare in modo che le persone che non c'entrano
niente con le nostre bestie non vi entrino in contatto. Se abbiamo del
materiale che non siamo sicuri sia entrato o meno in contatto con il virus, dobbiamo
disinfettarlo adeguatamente o evitare di accostarlo agli animali”,
termina Bacciarini.

