Ticino
Frontalieri: finisce il telelavoro, aumenta il traffico
Redazione
27.01.2023 08:03

Foto: ©Gabriele Putzu
Dal 1° di febbraio scade la convenzione sul telelavoro siglato tra Svizzera e Italia. Marco Bernasconi, esperto di diritto tributario: "Poco probabile che il frontaliere continuerà a lavorare a domicilio".
Le richieste di economia e sindacati sono rimaste inascoltate. Dal prossimo
1° febbraio il regime straordinario sul telelavoro dei frontalieri decadrà. L'accordo,
sottoscritto da Italia e Svizzera nel giugno 2020 in piena pandemia, non è infatti
stato più prorogato. Concretamente tutti i titolari di permesso G che
continueranno ad essere in telelavoro saranno trattati alla stregua di un lavoratore
italiano. "Se dal 1° febbraio un frontaliere residente in Italia lavora al
proprio domicilio viene a mancare il criterio del rientro quotidiano",
spiega Marco Bernasconi, esperto di diritto tributario. “In questo caso è
applicabile la convezione italo-svizzera che prevede l'imponibilità completa in
Italia. Siccome le aliquote in Italia sono molto più progressive di quelle
svizzere, è molto probabile che il telelavoro venga a cadere in mancanza di un
accordo". In poche parole, è poco probabile che qualcuno vorrebbe farsi
tassare il reddito da lavoro cinque volte di più.
Gli effetti sul territorio ticinese
Il ritorno al regime normale avrà probabilmente degli effetti sul
territorio ticinese. Bernasconi prevede che ci sarà un forte aumento di traffico. "È
auspicabile che la Svizzera intavoli al più presto delle trattative con
l'Italia in modo da pattuire un accordo che preveda un minimo del telelavoro
senza la conseguente imponibilità in Italia. Lo ha già fatto con la
Francia".
I timori delle aziende
Si sarebbe quindi potuto fare altrimenti. Ne sono convinti anche gli
ambienti economici che temono che le aziende che continueranno a concedere il
telelavoro ai propri dipendenti possano essere tassate anche in Italia. Ma
quanto è concreta questa possibilità? Per Bernasconi è poco probabile. "Ho dei grossi
dubbi. Le disposizioni dell'Ocse prevedono che è possibile istituire una
stabile tassazione solo quando vi è un lavoro continuativo. Il dubbio in questo
caso è ragionevole ed è indispensabile verificare se questo può avvenire o
meno. Un compito che spetta alla Confederazione, che nelle trattative con l’Italia
deve escludere questa possibilità".

