Ticino
Gottardo, manca manodopera qualificata per la seconda canna
Redazione
16.01.2024 08:05

Foto: © CdT/Gabriele Putzu
A dirlo uno studio condotto dalla fondazione ECAP. Carobbio (DECS): “L’idea è quella di sfruttare le opportunità date da questo cantiere per valutare anche dei percorsi di riqualifica professionale”.
Mostrare come i metodi lavorativi
dello scavo sono cambiati negli anni, come la tecnologia è stata implementata e
come, di conseguenza, i profili lavorativi necessari per poterla realizzare si
sono evoluti. Sono questi gli aspetti posti al centro di uno studio condotto
dall’ECAP concernente la realizzazione della seconda canna del San Gottardo, presentato
ieri sera ad Airolo nel corso di una tavola rotonda organizzata all’infocentro
della galleria. Venendo al dettaglio della ricerca “è emerso che oggi siamo di
fronte a delle tecnologie estremamente avanzate, e che il lavoro è sempre più
legato all’interazione tra gli uomini e le macchine”, spiega ai microfoni di
Ticinonews Furio Bednarz, responsabile dello studio. Inoltre, “ci sono alcuni particolari
tecnici in quest’opera che la distinguono da ciò che è stato fatto in Alp
Transit. Si tratta di un lavoro di tipo industriale al di sotto della montagna,
con delle particolarità e specializzazioni richieste estremamente elevate”.
Un’opportunità per molti
Sempre secondo lo studio, questo
tipo di lavori avranno un grande futuro: ci saranno infatti nei prossimi anni diverse
opere di scavo che interesseranno il Ticino, le quali “rappresentano un’ottima
opportunità per qualificare delle persone che magari escono dal contesto industriale
e non trovano immediatamente un lavoro”, prosegue Bednarz. Ma le prospettive
sono interessanti anche per molti giovani, “che devono essere informati e orientati
a capire l’importanza di queste opere ad alta tecnologia, dove le persone, per
quanto si muovano all’interno di una galleria, svolgono un impiego di altissima
qualificazione”.
Carobbio: “Valutare percorsi di riqualifica professionale”
Nuovi profili lavorativi
necessari, strettamente legati alla tecnologia e che, al momento, sul nostro territorio
sono mancanti. Per questo alla tavola rotonda di ieri sera era presente anche
il Dipartimento Educazione Cultura e Sport, che potrebbe effettivamente valutare
l’idea di ampliare l’offerta formativa o di indirizzarla maggiormente verso
questi profili. “L’idea è quella di sfruttare le opportunità date da questo
cantiere per valutare anche dei percorsi di riqualifica professionale, oppure
di ulteriori formazioni, specifiche e continue”, afferma la direttrice del DECS
Marina Carobbio. Questo “anche per offrire delle opportunità di impiego a
persone che oggi sono ai margini del mondo del lavoro, o in disoccupazione, o
che comunque vogliono sviluppare nuove opportunità”.

