Ticino
Legge negozi, consegnate oltre 7'600 firme
Redazione
22.12.2022 13:00

I sindacati Unia e Ocast le hanno consegnate questa mattina a Bellinzona. Chiara Landi (Unia): "Si va verso una liberalizzazione selvaggia".
Sugli orari dei negozi e le aperture straordinarie sarà
il popolo a decidere. I promotori del referendum, i sindacati Unia e Ocst, hanno consegnato oggi alla cancelleria dello Stato 7'618 firme contro la modifica di legge. “Non è così che si aiutano i commerci”, commentano i due sindacati.

Cosa prevede la modifica di legge
La modifica di legge, ricordiamo, era stata approvata dal Gran Consiglio lo scorso ottobre e prevede maggiori libertà in termini di orari di apertura. Durante i festivi l'orario di apertura dei commerci sarebbe possibile fino alle 19.00, mentre le aperture domenicali all'anno aumenterebbero da tre a quattro. Inoltre aumenterebbe anche il numero dei negozi che possono chiedere deroghe nelle località turistiche.
La posizione dei sindacati
Secondo i sindacati con la modifica di legge si va verso la liberalizzazione totale degli orari di apertura per tutte le superfici di vendita. Si tratterebbe insomma della classica tattica del salame: "Si raddoppia la superfice di vendita di quei negozi che potranno tenere aperti 7 giorni su 7, dalle 6 del mattino fino alle 22.30 , per 11 mesi all'anno nelle zone turistiche" spiega Chiara Landi, responsabile del settore terziario di Unia, a Ticinonews. "Si tratta del 67% del territorio cantonale. È quindi una liberalizzazione generalizzata e secondo noi selvaggia".
Tempi che cambiano
I tempi però cambiano e possono essere gli stessi clienti a voler orari più flessibili. Non siete un po' troppo fermi sulle vostre posizioni? "Noi rappresentiamo il personale della vendita, che è unanimemente contrario a queste aperture", risponde Landi, la quale precisa che non si tratta di ideologia. "Noi guardiamo quella che è la realtà e vediamo che nelle nazioni in cui negli scorsi decenni si è andati verso una liberalizzazione completa del commercio si sta cercando di fare marcia indietro. Gli effetti negativi di queste liberalizzazioni non solo hanno fatto del male al personale impiegato, ma anche al piccolo commercio".

