Viabilità
Pedaggio al San Gottardo, il Consiglio di Stato è contrario
Redazione
04.07.2023 10:08

Foto: © CdT/Chiara Zocchetti
Secondo il Governo cantonale, l’introduzione di un pedaggio autostradale penalizzerebbe gravemente il Ticino, l’unico cantone interamente situato al sud delle Alpi, creando problemi dal lato economico, sociale e culturale.
Il Consiglio di
Stato ha scritto al Consiglio federale per esprimere la sua forte
preoccupazione di fronte all’ipotesi di introdurre un pedaggio per il passaggio
autostradale al San Gottardo e ribadire la sua ferma opposizione a questa
eventualità. Secondo il Governo cantonale, si tratta di una misura “inefficace”
per la riduzione del traffico e “lesiva del principio di uguaglianza e di
parità di trattamento dei Cantoni e della popolazione svizzera”.
Le motivazioni
Secondo il Consiglio
di Stato, l’introduzione di un pedaggio autostradale penalizzerebbe gravemente
il nostro Cantone, l’unico interamente situato al sud delle Alpi, creando
problemi dal lato economico, sociale e culturale, oltre che a risultare
inefficace sul fronte della riduzione del numero di veicoli che annualmente
transitano sotto il San Gottardo. Alcuni esempi a livello internazionale – come
il sistema di pedaggi autostradali italiani – “dimostrano come un sistema di
questo genere potrebbe rivelarsi inefficace e generare maggiori disagi alle vie
di transito alternative quali i passi alpini e i tunnel autostradali del San
Bernardino e Gran San Bernardo”.
Una barriera interna
Il Consiglio di
Stato rileva, inoltre, come la creazione di una barriera interna alla Svizzera “sarebbe
lesiva del principio costituzionale di uguaglianza tra i Cantoni e la
popolazione svizzera con una misura che andrebbe ad aggravare quella cesura che
il massiccio del San Gottardo ha storicamente rappresentato tra il nord e il
sud del nostro Paese”.
L’aspetto economico
L’ipotesi ha anche
sollevato una forte mobilitazione da parte del mondo economico ticinese,
costituito soprattutto da piccole e medie imprese. Il Consiglio di Stato
condivide tali preoccupazioni e anche per questo motivo ha deciso di segnalare
la propria ferma contrarietà – contenuta nella lettera inviata all’attenzione
del Consiglio federale – con l’auspicio che tale eventualità “non riesca a fare
breccia nel contesto politico nazionale”.

