Ticino
Pensioni statali alle urne, le spiegazioni dell'Istituto di previdenza
Redazione
17.05.2024 11:01

Foto: ©Chiara Zocchetti
Le misure di compensazione oggetto del voto servono a garantire ai dipendenti statali circa le stesse pensioni attuali e stabiliscono che dal 2025 i contributi dei dipendenti aumenteranno dello 0,8%, mentre quelli dei datori di lavoro del 2,2%. Provvedimenti senza i quali, secondo il direttore dell'IPCT Daniele Rotanzi, l’Istituto di previdenza avrebbe poco margine di manovra.
Tra i vari oggetti in
votazione il 9 giugno, i ticinesi si dovranno esprimere anche sulle misure di
compensazione per le pensioni statali. E ieri mattina si è inserito nel
dibattito anche l’Istituto di previdenza stesso, mettendosi a disposizione dei
media per alcune spiegazioni tecniche. Partiamo dunque da questo punto: “Il
tasso di conversione trasforma il capitale di vecchiaia che il singolo
assicurato ha accumulato al momento del pensionamento in una rendita annua”.
Ciò significa che più è basso, più bassa sarà la pensione.
Come noto, l’istituto di
previdenza del Canton Ticino è già andato in questa direzione, perché entro il
2031 il tasso di conversione dovrà passare dal 6,17% al 5,25%. I motivi sono l’aumento
della speranza di vita e la revisione al ribasso del rendimento degli
investimenti. “Sono le dinamiche macroeconomiche in atto in ambito finanziario
ad almeno un paio di decenni”, spiega ai
microfoni di Ticinonews il direttore dell’IPCT Daniele Rotanzi. "Fino agli anni
‘90 i rendimenti obbligazionari erano superiori al 4%, mentre da inizio anni 2000
sono scesi verso lo 0%, e giocoforza le casse pensioni hanno dovuto
diversificare i propri investimenti, andando ad investire in azioni, immobili e
altre categorie". E soprattutto, "il rendimento globale atteso non è più il 4% di
20-30 anni fa, ma si è ridotto al 2,5, massimo 3, per cento”.
L’importanza dei provvedimenti
Ed ecco che arriviamo alle
misure di compensazione, oggetto del voto. Queste servono a
garantire ai dipendenti statali circa le stesse pensioni attuali e stabiliscono
che dal 2025 i contributi dei dipendenti aumenteranno dello 0,8%, mentre quelli
dei datori di lavoro del 2,2%. Provvedimenti senza i quali, secondo Rotanzi, l’Istituto
di previdenza avrebbe poco margine di manovra. “Su quanto si andrà a votare il
9 giugno, ovvero l’aumento dei contributi destinati al risparmio, questa è la misura
di compensazione principale, perché è strutturale”, afferma il direttore. “Noi
abbiamo unicamente degli accantonamenti, di circa 300 milioni, i quali sono però limitati. Non è una misura che possiamo ripetere in eterno. Potremmo quindi
fare qualcosa ad esempio per chi è più vicino al pensionamento e ha poco tempo per
prepararsi a un eventuale cambiamento repentino delle proprie condizioni di pensione,
ma sarebbe relativamente poca cosa”.
Gli accantonamenti
Questi 300 milioni di
accantonamenti sono le misure di compensazione supplementari a carico
dell’IPCT, pensate, appunto, in maniera particolare per chi non ha più una
lunga carriera davanti a sé. “Il problema, se passerà l’aumento dei
contributi, è che queste misure di compensazione esplicano i propri effetti per
chi è giovane, mentre per chi è vicino alla pensione si ha un effetto marginale”,
precisa Rotanzi. Quindi “senza il nostro intervento con i 300 milioni, queste persone
avrebbero comunque una riduzione dell’ordine del 10-15%”.
“Abbiamo un piano che ci fa dormire sonni tranquilli”
Infine, c’è un ultimo
punto sottolineato dal direttore dell’IPCT: il 9 giugno si voterà sulle misure
di compensazione e non sul risanamento della cassa pensione. Il piano di
rifinanziamento è infatti stato deciso nel 2012. “Il Cantone aveva messo un
contributo ‘una tantum’ di 454 milioni, che sembrano tanti ma in realtà,
rispetto al deficit che si doveva coprire per obbligo federale, erano relativamente
pochi, perché il deficit era di oltre 2 miliardi”. Si è dunque deciso, oltre a
questa misura, di introdurre dei contributi di risanamento straordinari molto
importanti. E proprio grazie a questi, “sull’arco dei prossimi 30 anni il nostro
perito attesta che riusciremo ad arrivare all’obiettivo dell’85%. È vero, abbiamo
il grado di copertura più basso della Svizzera, ma disponiamo anche dei contributi
di risanamento più alti del Paese e abbiamo quindi un piano che ci fa dormire
sonni tranquilli”, termina Rotanzi.

