Ticino 2032
Pesenti: “La ricchezza di un territorio sta nella sua produzione”
Redazione
20.10.2022 21:27

AITI ha presentato il documento 'Ticino 2032'. “Quello che vogliamo in questo Cantone è cercare di dare un forte aiuto per far sì che le attività di produzione continuino ad essere e a migliorarsi”.
Il futuro dello
sviluppo economico del nostro Cantone è un tema diventato oggetto di un
documento redatto da AITI, l’associazione delle industrie ticinesi, che ha
presentato oggi il suo piano strategico “Ticino 2032”. Per Oliviero Pesenti, presidente
dell’associazione, il punto centrale è uno: “Se non c’è produzione, non c’è
benessere e non ci sono servizi. Di conseguenza, la base di qualsiasi ricchezza
di un Cantone o di un territorio è proprio la produzione”.
“L’attività di produzione deve continuare ad essere”
“Quello che vogliamo
in questo Cantone è cercare di dare un forte aiuto per far sì che le attività
di produzione continuino ad essere e a migliorarsi”. Il documento “Ticino 2032”
non
vuole tuttavia essere un’imposizione, ma un elemento di riflessione per i
prossimi 10 anni. Anni decisivi per garantire una crescita economica e il benessere
della popolazione. Per questo il piano strategico ha un ampio ventaglio di
destinatari. “Tutte le istituzioni sono chiamate a lavorare, a prendere in
considerazione o perlomeno a leggere, questo documento”, dice Pesenti,
spiegando che queste dovrebbero “almeno capire quali sono le esigenze e gli
interessi di noi imprenditori, ovvero la parte economica ed industriale. Dovrebbero
quindi capire qual è il nostro grido di allarme per cercare di aiutarci a costruire
le tematiche proposte”.
Sei tematiche come leve strategiche
Le tematiche scelte quali leve strategiche sono sei: la
creazione di un ecosistema dell’innovazione, di una cultura d’impresa, di fiscalità
e competitività del territorio, così come di una responsabilità sociale e
ambientale, di un mercato del lavoro e, in primis, il capitale umano e la
formazione scolastica. Secondo AITI senza una formazione di base adeguata non
c’è di fatto lavoro e futuro.
Tecnologie e futuro delle aziende
Un percorso formativo, sottolinea Pesenti, che
necessita di un adeguamento al contesto attuale. “Io non sono così sicuro che
la formazione che abbiamo oggi sia davvero adatta per quello che sarà il mondo
futuro nelle aziende”. Le tecnologie avanzano giorno dopo giorno in maniera importante
e veloce, “dunque quello che chiediamo a chi fa formazione è di ascoltarci e
sapere di cosa noi abbiamo bisogno, ora e in futuro, nelle imprese, così come
il tipo di formazione che dovranno avere per poter lavorare nelle nostre aziende”.
Un cambio di rotta necessario
Quello legato alla formazione è un cambiamento di
rotta considerato necessario da AITI, ma non evidente da attuare in breve tempo.
Anche se Pesenti ammette che ancora non sono a conoscenza delle tempistiche può
però affermare che sicuramente “non sarà breve. Bisogna però cominciare a discuterle
e far capire che il mondo va in una direzione diversa da quella in cui andava fino
a poco tempo fa. Il mondo, lo sappiamo, non sarà mai come prima e quindi necessita
una riflessione profonda di tutti questi temi, non semplice ma sicuramente
realizzabile”, ha concluso Pesenti.
Il tema dell'innovazione
Fra i sei temi relativi a “Ticino 2032” citati da Pesenti ce
n’è uno particolarmente cruciale: quello dell’innovazione. “Prima di tutto
bisogna essere in chiaro che abbiamo sul territorio aziende differenti fra di
loro”, spiega il direttore di AITI Stefano Modenini, secondo cui l’innovazione
in senso generale “è un’esigenza di tutti”. Questa va però declinata secondo le
specifiche necessità di ogni settore di attività e di ogni singola azienda. “È evidente
che se vogliamo un territorio che abbia un futuro, non dico certo, ma positivo
dobbiamo sicuramente elevare i processi di innovazione nelle aziende in
generale”. Quello che viene chiesto è quindi di “approcciare il tema dell’innovazione
sia dal punto di vista privato sia da quello pubblico, immaginando nei prossimi
anni degli interventi di sostegno e diffusione dell’innovazione, così come
investimenti pubblici e privati”. Innovare ha però un costo abbastanza elevato:
nel documento di AITI si parla di investimenti per una forchetta che si aggira tra
i 30 e i 70 milioni di franchi nei prossimi 10 anni. Ma al momento, vista la
situazione, è utopico pensare a investimenti simili? “La forchetta si riferisce
in particolare allo sviluppo dei cosiddetti centri di competenza del futuro
parco dell’innovazione del Canton Ticino, dove le esigenze, a seconda delle
attività, sono quantificabili in questo spazio finanziario”. AITI si dice
infatti consapevole dell’attuale situazione finanziaria dell’ente pubblico e
per questo “chiediamo, oltre a una strategia sull’innovazione, anche delle
scelte e una lista di priorità. Del resto è quello che fanno altri Cantoni”.
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