Ticino
Pochi rifugiati ucraini hanno trovato lavoro
Redazione
31.01.2023 06:05

Foto: © CdT/Chiara Zocchetti
Il numero di rifugiati ucraini che entrano nel mondo del lavoro ticinese è contenuto. Secondo la capo Sezione del sostegno sociale, Cristina Oberholzer Casartelli, influisce il fatto che si tratta prevalentemente di mamme con bambini, per le quali la conciliabilità lavoro-famiglia è difficile.
Dei 3’200
profughi ucraini presenti nel nostro cantone, meno di 200 hanno ottenuto
l’autorizzazione a lavorare. Un’autorizzazione che, oltretutto, non implica con certezza
che stiano effettivamente lavorando. “In alcune situazioni i contratti sono
stati fatti a tempo determinato, quindi per un periodo che ha un inizio e una
fine”, spiega ai microfoni di Ticinonews Cristina Oberholzer Casartelli, capo
Servizio sostegno sociale. “In altre circostanze è stato invece firmato un
accordo per un tempo più lungo”. Tra i differenti settori “sappiamo che quello
turistico, in particolare l’alberghiero, è uno di quelli di rilievo”.
Difficile conciliare il lavoro con la cura dei figli
Come
detto, è un numero relativamente basso quello dei rifugiati che possono entrare
in qualche modo nel mondo del lavoro. Una delle possibili spiegazioni è che ad
essere arrivate in Ticino sono soprattutto mamme con bambini al seguito, per le
quali non è semplice conciliare lavoro e famiglia. “Il problema si pone proprio
perché questa è prevalentemente la categoria di profughi che abbiamo qui”,
conferma Oberholzer Casartelli. “Sappiamo che in alcune situazioni le mamme possono
appoggiarsi a familiari, parenti o amici che sono sul territorio. Ma è senza
dubbio un tema quello dell’esigenza di dover custodire i figli”.
“Progetti formativi? Stiamo ancora valutando”
Per
quanto concerne le iniziative di integrazione, sono stati aperti dal Cantone degli
appositi sportelli. “Siamo presenti a Bellinzona, Lugano e Chiasso, quest’ultimo
da giugno 2022”, prosegue Oberholzer Casartelli. “Abbiamo dato priorità ai
corsi di lingua. Durante l’estate scorsa sono stati proposti anche corsi linguistici-sportivi
combinati per i ragazzi che dovevano entrare, o continuare, nel percorso
scolastico”. Al momento “stiamo lavorando su una nuova forma di percorso, denominato
‘socializzazione linguistica’, sia nella versione solo per adulti sia quella madre-bambino;
abbiamo valutato che questa è un’esigenza sempre più presente sul territorio”. Per
quello che riguarda invece eventuali progetti formativi più ‘incisivi’ per l’introduzione
nel mondo del lavoro “sono situazioni che stiamo tuttora analizzando. Non siamo
ancora partiti con dei corsi specifici. Bisogna tenere presente che, al momento,
il percorso di integrazione è ancora volto ad un rientro”.
Nettamente calati gli arrivi
I rifugiati ucraini continuano ad arrivare in Ticino “però in misura
molto minore rispetto ai primi mesi di accoglienza, dove abbiamo visto i numeri
crescere in maniera importante di giorno in giorno”. Al momento “siamo tra i
dieci e i venti a settimana”, termina Oberholzer Casartelli.

