Storie
Podcast - Echi dall'Ucraina
Lara Sargenti
24.02.2023 09:30

Foto: © Shutterstock
Storie di persone fuggite dalla guerra arrivate in Ticino e di chi si è trovato confrontato a dover gestire e raccontare i fatti tragici del conflitto.
È passato esattamente un anno da quando, il 24 febbraio
2022, i primi missili sganciati da Putin piovono su Kiev e altre regioni
ucraine alle prime ore dell’alba. È l’inizio di una guerra le cui ripercussioni
si fanno sentire su tutta l’Europa e la cui fine sembra essere ancora lontana.
Gli echi delle bombe cadute su suolo ucraino giungono fino a noi. La guerra
occupa le prime pagine di giornali, radio e tv. Milioni di persone
fuggono alla ricerca di protezione e sicurezza. Alcune decine di migliaia giungono
in Svizzera. In Ticino la popolazione reagisce con uno slancio di solidarietà e
il Cantone allestisce un piano di accoglienza per ricevere i primi profughi.
Profughi che lasciano tutti i loro affetti e devono adattarsi a una nuova
realtà. Tanti rimangono, altri ripartono. Ad oggi, stando all’ultimo
aggiornamento della segreteria di Stato della migrazione (SEM), oltre 75mila
cittadini ucraini vivono in Svizzera. Di questi, circa 3’200 sono in Ticino. Nel
podcast “Echi dall’Ucraina” abbiamo raccolto la testimonianza di tre profughi -
Vlada, Elena e Tymur - ognuno con una storia e un percorso diverso per arrivare
fino a qui. Abbiamo anche cercato di capire come viene allestito uno scenario
di crisi e come viene messo in piedi un piano di accoglienza con Ryan
Pedevilla, capo Sezione della protezione militare del Cantone. E poi ci sono i
giornalisti e il loro ruolo nell’esporre i fatti in un contesto difficile e
pericoloso. Come si racconta una guerra? Iniziamo proprio da qui.
Puntata 1 - Raccontare la guerra
Allo scoppio del conflitto gli occhi del mondo sono puntati
sull’Ucraina. Reporter e giornalisti si precipitano sul posto per osservare,
raccogliere e riportare ciò che succede sul campo. Limiti, pericoli, difficoltà
con la lingua, informazioni non verificabili o parziali. Le sfide in uno
scenario bellico sono molteplici. Come ci si muove tra fake news, propaganda e
fonti affidabili? Come si gestiscono le proprie emozioni di fronte a scene e immagini forti? Sono domande che mi sorgono spontanee quando io stessa, dalla redazione,
ho difficoltà a capire come muovermi tra le miriadi di informazioni che
giungono dalle agenzie, dalle autorità o dai social. Ne parlo con
due giornalisti che in questi mesi sono stati più volte in territorio ucraino:
Nello Scavo, di Avvenire ed Emiliano Bos, inviato Rsi.
Puntata 2 - Il piano di accoglienza cantonale
Un punto di
affluenza a Cadenazzo (denominato PAF, che a gennaio 2023 è stato trasferito a
Rivera), sei centri regionali di accoglienza (nel frattempo diminuiti a tre) e alloggi in luoghi collettivi o
privati. È il dispositivo a tre fasi messo in piedi dal Cantone per accogliere
il numero di persone che è giunto sul nostro territorio. Un numero che Ryan
Pedevilla ha potuto solo stimare quando si è trattato di allestire uno scenario
di crisi, che è in continua evoluzione. A finire nella rete di questo
dispositivo c’è Tymur, 40enne di Berdiansk, che ha incontrato qualche ostacolo
prima di ottenere un alloggio. Dapprima è stato ospitato da una famiglia a
Capolago, poi ha capito che doveva passare dal PAF per trovare una sistemazione.
Da Cadenazzo è stato quindi spedito presso il centro regionale di Aurigeno. È
qui che l'ho incontrato, nella torrida estate del 2022.
Puntata 3 - Una nuova vita
Due donne, Vlada ed
Elena, mi raccontano il loro vissuto. Vlada arriva in Ticino dopo che una sua
amica ticinese la convince a lasciare Kiev. Dopo i primi tentennamenti, decide di
fuggire. Lascia un lavoro, una casa, gli amici. È già stata in Ticino, anche se
questa volta “non è qui per una vacanza”. Nel giro di pochi mesi riesce a
trovare un lavoro. Pochi dei suoi connazionali hanno la stessa fortuna. Anche
Elena arriva in Ticino grazie a un’amica ticinese che aveva conosciuto durante
una trasmissione televisiva in Ucraina. Arriva con le sue figlie, di 7 e 2
anni, e la madre. Vivono tutte insieme in un appartamento a Vacallo e la bimba
più grande va a scuola. Il marito, invece, è rimasto in patria a combattere.
Una separazione che pesa nel quotidiano della famiglia, tra preoccupazioni per
il futuro e la difficoltà di trovare un impiego.

