Ricorrenze
Sciopero delle donne, dopo quattro anni si torna in piazza
Redazione
08.03.2023 18:58

Foto: © Ticinonews
Aumento dei salari e delle pensioni, riduzione del tempo di lavoro, tolleranza zero verso le molestie. A 4 anni dallo storico sciopero del giugno 2019 e in occasione della giornata internazionale della donna il collettivo femminista si dice pronto a tornare in piazza. “In questi anni non è cambiato nulla”, spiega la sindacalista Chiara Landi.
Il 14 giugno
di quattro anni fa una folla di gente riempì il centro storico di Bellinzona,
tinteggiandone le vie di fucsia e di rosa, accompagnate da richieste impresse a
caratteri cubitali su striscioni e magliette. Si trattava del primo sciopero
delle donne in Svizzera dopo decenni e in termini di partecipazione fu un vero
e proprio successo, anche in Ticino. “Stessi esami, uguale salario”, ma anche “Rispetto”
sono alcune delle frasi che quel giorno riecheggiavano per Bellinzona, frasi che
esplodevano dai megafoni di chi, in quella folla, era intenzionato a lottare
per una nuova cultura aziendale. Ma di passi avanti, sostiene chi quel giorno
era in prima fila, ne sono stati fatti pochi. “Il problema è che il sistema e
la struttura economica di questo sistema sono molto resistenti”, ci ha spiegato
Chiara Landi del sindacato Unia. Lei, assieme ad altri, si sta organizzando per
tornare in piazza, sempre il 14 giugno e sempre con le stesse rivendicazioni:
aumento dei salari e delle pensioni, riconoscimento del lavoro di cura e
tolleranza zero verso le molestie.
“Necessaria la mobilitazione dell’intera società”
Per Chiara
Landi, questa resistenza “molto forte” viene causata “dall’andare a scardinare
il privilegio maschile”. In questo senso l’intera società si rende quindi necessaria,
“è importante che questa si mobiliti per arrivare a un cambiamento”. E questo,
è stato ricordato in occasione della giornata internazionale dei diritti delle
donne, a fronte di quelle che non si esita a definire vere e proprie
regressioni, come l’aumento dell’età pensionabile. Eppure, il lavoro dell’ora
neonato collettivo di sciopero non si è mai fermato e qualche frutto, ci dice
Lisa Boscolo, è stato raccolto. “Ci sono alcuni diritti civili, sociali e
culturali che abbiamo raggiunto, come il matrimonio per tutti”, spiega sempre Boscolo,
facendo anche riferimento a determinati settori, come quello delle cure infermieristiche,
“in cui abbiamo raggiunto delle condizioni migliori e sappiamo che è un settore
in cui ci lavora un alto tasso di donne”. Ma non solo: basti pensare infatti ad
altre piccole cose, come un congedo parentale “un po’ più progressista in cui
vengono coinvolti maggiormente anche gli uomini”. Tuttavia, gli aspetti da affrontare
e da rivendicare per poter raggiungere la parità effettiva “sono ancora tanti”.
Condizioni migliori
Dalla
riduzione generalizzata dell’orario di lavoro senza perdita di salario ad un
piano nazionale contro tutti i tipi di discriminazione. Dall’asilo al clima, le
rivendicazioni dell’appello nazionale sono molte e abbracciano tutta la
società. A livello ticinese le rappresentati dei vari sindacati si concentrano
poi sui settori specifici: si manifesterà per progressioni salariali e
condizioni quadro migliori. “Quest’anno ci rivolgeremo anche sui posti di
lavoro, quindi a creare mobilitazione sui posti di lavoro nelle varie aziende e
nei vari settori”, ci spiega Landi. E questo anche su delle rivendicazioni
specifiche per quel tipo di settore e lavoratrici, “quello sarà importante per
accompagnare la mobilitazione di piazza, che serve per far pressione politica,
per poi arrivare ad avere dei cambiamenti materiali per le lavoratrici stesse”,
ha concluso Landi.

