Il caso
Tagli presso FFS Cargo, voci di protesta dal Ticino
Redazione
13.06.2025 10:47

Al Congresso del Sindacato del personale dei trasporti è stato inscenato un corteo funebre, mentre a Bellinzona ha avuto luogo un presidio a cui hanno partecipato anche alcuni deputati della sinistra.
FFS Cargo verso la chiusura? Il personale ticinese non ci
sta e ieri, con un’azione dimostrativa al Congresso del Sindacato del personale
dei trasporti (SEV), lo ha ribadito al consigliere federale Albert Rösti. In
una sala gremita è stato inscenato un corteo funebre per la dipartita
di FFS Cargo. Questo è infatti lo scenario temuto dal SEV alla luce della
strategia messa in atto dall’azienda. Il “ministro” dei trasporti ha aperto a
un incontro con una delegazione del sindacato per approfondire la questione. Settimana scorsa, il SEV ha anche scritto al Consiglio di Stato e
a diversi municipi del Canton Ticino, invitandoli a prendere posizione verso il
Dipartimento Federale dei Trasporti per chiedere di intervenire su FFS Cargo.
Secondo il sindacato, la politica non può disinteressarsi di questa questione: “In
gioco ci sono posti di lavoro, strade intasate di camion e un peggioramento
della qualità di vita per tutto il cantone”.
Dimostrazione a Bellinzona
Ma le voci di protesta non finiscono qui. Ieri in Piazza Governo a Bellinzona si è tenuto il presidio
organizzato dal Sindacato svizzero dei macchinisti e aspiranti (VSLF). Oltre ad
alcune decine di persone impiegate presso le FFS, alla manifestazione hanno
preso parte esponenti del granconsiglio ticinese, rispondendo così all’appello
del sindacato a prendere posizione in merito ai tagli previsti nel nostro
cantone. Tra i presenti vi erano anche rappresentanti del Partito socialista (Laura
Riget, Yannick Demaria, Cristina Zanini-Barzaghi e Lisa Boscolo), dei Verdi
(Nara Valsangiacomo, Marco Noi, Giulia Petralli), di Forum Alternativo (Beppe
Savary Bordoli) e del Partito Comunista (Massimiliano Ay e Lea Ferrari).
"Servono soluzioni concrete e attuabili"
Da diverso tempo si parla delle intenzioni di FFS Cargo di
ridurre l’offerta e della prevista chiusura dei centri di smistamento di
Lugano-Vedeggio e di Cadenazzo. Ciò “significa mettere a rischio il benessere
di diverse famiglie che da molti anni sono impiegate presso le FFS, offrendo
loro alternative difficilmente attuabili, come il trasferimento del posto di
lavoro in un’altra regione linguistica”, si legge in un comunicato del
sindacato. “Non è realistico offrire opzioni simili a persone che nel nostro
cantone risiedono assieme alla propria famiglia e che qui hanno tutti i
riferimenti sociali e culturali”. Si chiede quindi che vengano proposte
immediatamente “delle soluzioni concrete e attuabili, misurate sulle necessità
sia del personale impiegato, sia delle leggi in vigore”.
L'appello
Il VSLF ricorda che oltre trent’anni fa
il popolo svizzero, adottando l’Iniziativa delle alpi, ha iscritto nella
Costituzione la necessità di trasferire il traffico merci dalla strada alla
rotaia. Le politiche di risparmio attuate da FFS Cargo "non stanno tenendo fede
alla volontà del popolo elvetico e stanno mettendo in crisi un’intera filiera
produttiva". Nel solo terminal di Cadenazzo "arrivano giornalmente diversi treni
destinati alle più grandi aziende elvetiche: La Posta, Migros, Camion
Transport,...". Una chiusura dei suddetti terminal "significherebbe un
inevitabile ritorno al trasporto su gomma, con centinaia di camion che si
riverserebbero sulle strade di regioni che già oggi vivono situazioni di
collasso della rete stradale". Attualmente sono in corso delle discussioni con una
delegazione parlamentare, con ProAlps e con altri gruppi d’interesse per
portare avanti il dibattito politico e fare pressione affinché FFS Cargo "trovi
una soluzione più sostenibile". Prossimamente "avrà luogo una riunione
strategica, alla quale sono invitati anche i rappresentanti di tutti gli altri
sindacati".

