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Tra frequenze e sviluppi, oggi si celebra la radio
Redazione
13.02.2024 21:28

L'Associazione Museo della Radio e il suo presidente, Renato Ramazzina, raccontano la storia della radio, dalle prime scoperte di Marconi fino ai satelliti dei giorni nostri. Un viaggio in un mezzo che da decenni educa, informa e intrattiene.
È apprezzata in tutto il mondo per la compagnia, per l’informazione,
ma anche per dare voce a comunità o minoranze. Stiamo parlando della radio,
poiché nella giornata di oggi – 13 febbraio – si celebra la sua Giornata
mondiale, adottata nel 2012 dalla Conferenza Generale dell’UNESCO. Per
l’occasione, Ticinonews si è recato al Museo della Radio, sito nella Stazione
radio del Monteceneri, leggendario impianto del 1933. Un luogo messo in piedi
nel 2001 da una decina di ex dipendenti della PTT (Poste, telefoni e
telegrafi). “Abbiamo capito, noi che eravamo in età avanzata, che questo materiale
sarebbe andato tutto perso, e sarebbe stato un peccato”, spiega ai nostri microfoni
Renato Ramazzina, Presidente dell’Associazione Museo della Radio. “Nella modernità
di oggi, infatti, spesso la cultura fatica a imporsi sul profitto”.
L’importanza dell’avvento della radio in Ticino
Tra trasmettitori e altri strumenti, Ramazzina e l’Associazione
raccontano la storia della radio, dalle prime scoperte di Marconi fino ai
satelliti dei giorni nostri. Un viaggio in un mezzo che da decenni educa,
informa e intrattiene. E che è importante ricordare, anche in Ticino, poiché il
suo avvento è stata una rivoluzione. “Pensiamo al nostro cantone, con la sua
Radio Monteceneri del 1933; una regione contadina, di gente che lavorava la campagna
e la montagna”. In quel momento “arriva, assieme all’informazione, anche un mezzo
tecnico che invoglia tanti giovani a capirne il funzionamento e così nascono i
radioelettricisti e comincia tutto un altro mondo”.
“Un’informazione essenziale”
La direttrice generale dell’UNESCO ha oggi dichiarato che
si celebra non solo la storia della radio, ma anche il suo ruolo centrale nelle
società. Il 2024 è inoltre l'anno in cui si festeggia il centenario della prima
trasmissione radiofonica in diretta delle Olimpiadi, alla vigilia dei prossimi
Giochi di Parigi. Una pietra miliare che ci ricorda che, fin dalla sua
creazione, questo mezzo è sempre stato con noi, riunendoci intorno a momenti
forti ed emozioni condivise. “I primi passi, pochi ore al giorno di
trasmissione, erano un’informazione essenziale, anche per tanta gente che dipendeva
dal giornale, o dipendeva da chi sapeva leggere”, precisa Ramazzina. Nel 1933,
infatti, “c’erano ancora persone che si arrangiavano come potevano a
raccogliere le informazioni”.
"Un mezzo che ci accompagnerà sempre"
Secondo l’UNESCO a livello globale, nonostante la crescita
di internet, la radio rimane il mezzo di comunicazione più diffuso (si stima
che oltre 4 miliardi di persone la ascoltino). Questo anche perché raggiunge
luoghi dove internet non c’è, ed è accessibile in situazioni di crisi. Un
esempio arriva dall’Afghanistan: dopo la decisione di privare le ragazze
afghane del diritto all’apprendimento, la stazione radiofonica Bergum ha
iniziato a offrire corsi di alfabetizzazione. L’obiettivo della giornata di
oggi è quindi anche quello di incoraggiare l’accesso alle informazioni e la
libertà di espressione, promuovendo una radio che affronta sfide sempre più
impegnative a causa delle piattaforme digitali, della censura e dei minori
introiti. Secondo Ramazzina, però, è un mezzo che non può essere sostituito. “È
impossibile, anche perché è accessibile a tutti, mentre ci sono dei mezzi che rimangono
un po’ privati”. La radio, invece, “è un mezzo che in fondo arriva ovunque, per
tutti, e che ci accompagnerà sempre”.

