Criminalità
Truffa della chiamata shock, in Ticino esplodono i casi
Redazione
09.06.2023 20:25

Foto: © Shutterstock
Nei momenti in cui i truffatori sono attivi si registrano circa una ventina di segnalazioni al giorno. Pizolli (Polizia): “Se durante una telefonata ho un dubbio, devo fermarmi e chiedere a qualcuno”.
Truffa della telefonata
shock: un fenomeno che in Ticino ha già raggiunto quest’anno numeri decisamente
importanti. Nei primi cinque mesi del 2023 si parla di 14 casi andati a buon
fine per gli autori di questi imbrogli, per un ammontare del “bottino” di oltre
mezzo milione di franchi. “Siamo di fronte a una situazione decisamente importante”,
spiega a Ticinonews Renato Pizolli, portavoce della Polizia cantonale. Nei momenti
in cui i truffatori sono attivi “abbiamo circa una ventina di segnalazioni al
giorno e calcoliamo che questo sia solo il 10% del reale ammontare dei tentativi, che possono
arrivare quindi fino a 200 casi nel solo Ticino”. Dai numeri “si capisce a che pressione
siano sottoposte le persone vittime di questa truffa, in particolare gli
anziani”.
Di cosa si tratta
Le truffe si sviluppano
solitamente seguendo due possibili tronconi. In uno di questi la telefonata
shock è relativa a un incidente, nell’altro si parla invece di una grave situazione
a livello medico-sanitario. Ad esempio, in una conversazione “sentiamo un sedicente
medico chiedere che venga pagata un’iniezione salvifica per una persona, ovvero
il figlio della signora vittima dell’imbroglio, il quale necessita urgentemente
di tale iniezione”, continua Pizolli.
Dallo spezzone di
questa “telefonata shock” si sente il momento in cui viene fatta la
richiesta di denaro. E viene domandato, nel caso non vi fosse liquidità, almeno
un deposito di denaro. “Si tratta di un escamotage per spingere le persone a
cercare il proprio oro da consegnare”, prosegue ancora Pizolli. E non viene
richiesto a saldo di fattura “bensì come cauzione, come deposito di un
pagamento che potrebbe poi essere restituito. In realtà queste persone si
trovano in cucina, a pesare i propri valori e a darne una quantità ai truffatori.
Sono situazioni quasi surreali”.
Nel secondo spezzone dell’audio,
la persona anziana è molto spaventata e dice di voler prendere un autobus per andare
in una banca vicina a casa sua per prelevare il denaro richiesto. “L’intento è
sempre quello di shockare la vittima. Per questo motivo non parliamo più di
truffe del falso nipote, ma cerchiamo di utilizzare la definizione di ‘chiamate
shock’”, precisa Pizolli. “La dinamica è infatti sempre quella di un parente in
difficoltà, ma a tenere legata alla cornetta la vittima è quest’ansia iniziale.
È come creare un tunnel dal quale non si riesce a uscire”. E l’autore insiste con
maestria affinché la telefonata non venga mai interrotta, “ma continui fino al
momento del deposito, o il più vicino possibile”. Ciò a cui mirano i malviventi
è ottenere il valore più alto “e può trattarsi dei risparmi di una vita,
20-30mila franchi, se non di più”.
Il ‘modus operandi’
I malviventi non studiano
le vittime per conoscerne i dettagli, ma estrapolano semplicemente dall’elenco telefonico
quelle persone che, approssimativamente dal nome, potrebbero essere più in là
con gli anni. Anche ieri sono entrati in attività, ma hanno smesso quasi subito
quando è stato fatto loro notare che non era possibile andare in banca, dato
che le banche erano chiuse. Gli imbrogli vengono svolti tramite un centralino, “attivato
da persone che lo supportano. Questi individui agiscono dall’estero e hanno
qui, o in prossimità del nostro cantone, una base logistica”. Inoltre “possiedono
conoscenze linguistiche adeguate alla situazione: se c’è bisogno di parlare
tedesco, si esprimono in tedesco. Sono organizzati in maniera tale da essere
credibili in ogni telefonata”, avverte Pizolli.
Le misure da adottare per tutelarsi
Per proteggersi da
queste truffe “possiamo anzitutto fare squadra. Bisogna sempre cercare di
interrompere le telefonate di questo tipo e, laddove non è possibile, tentare
di ottenere un numero da richiamare. Così facendo, ci sarà sempre la
possibilità di ricontattare e magari di accorgersi che il nostro interlocutore
non faceva parte dell’istituto di cui parlava”. Un altro aspetto molto importante
è non vergognarsi: “Se ho un dubbio, mi fermo e chiedo a qualcuno, a un parente,
a un vicino di casa o alla polizia”. Segnalare è molto importante. “Gli arresti
eseguiti finora sono stati dovuti in gran parte alle segnalazioni ricevute”, afferma
Pizolli.
“Cerchiamo di rafforzare le difese”
Da inizio anno sono già
stati effettuati sette arresti. “L’attività inquirente è molto intensa da
questo punto di vista”. Purtroppo però “inizia quando ormai il danno è già
fatto. Noi cerchiamo dunque di rafforzare anche le difese, in modo che tali situazioni
non accadano. E non si tratta solo del danno economico arrecato alle vittime, ma
anche di tutta una serie di ripercussioni a livello sociale e psicologico che
si vanno a innescare”, conclude Pizolli.

